Rumore elettronico

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    Il rumore elettronico è l’insieme delle fluttuazioni casuali di tensione o corrente che si sovrappongono al segnale utile in un circuito. Può nascere dai componenti stessi, dai portatori di carica, dalla temperatura, dai processi di fabbricazione dei semiconduttori, dall’alimentazione, dal layout o dall’ambiente elettromagnetico.

    In elettronica analogica e nelle telecomunicazioni il rumore fissa il limite inferiore dei segnali misurabili. Anche un amplificatore ideale dal punto di vista del guadagno non può distinguere segnali arbitrariamente piccoli se il contributo casuale di tensione o corrente diventa confrontabile con il segnale. Per questo il rumore è centrale in sensori, ricevitori radio, acquisizione dati, amplificatori operazionali, convertitori analogico-digitali, fotodiodi e strumentazione di misura.

    1. Segnale, rumore e banda

    Il rumore non va trattato come un singolo valore assoluto senza specificare la banda passante di osservazione. Molti contributi di rumore sono descritti da una densità spettrale: più banda si lascia passare, più potenza di rumore si raccoglie.

    Se S_v(f) è la densità spettrale di rumore in tensione, il valore quadratico medio nella banda da f_1 a f_2 è:

    v_{n,\mathrm{rms}}^2 = \int_{f_1}^{f_2} S_v(f)\,df.

    Nel caso semplice di rumore bianco, con densità spettrale costante S_v(f)=S_0, si ottiene:

    v_{n,\mathrm{rms}} = \sqrt{S_0 B},

    dove B=f_2-f_1 è la banda in hertz. Questa radice quadrata è una regola pratica importante: dimezzare la banda dimezza la potenza di rumore, ma riduce il valore rms solo di un fattore \sqrt{2}.

    2. Rumore termico

    Ogni resistenza a temperatura assoluta T genera rumore di Johnson-Nyquist. Per una resistenza R osservata su una banda B:

    \overline{v_n^2}=4kTRB,

    dunque:

    v_{n,\mathrm{rms}}=\sqrt{4kTRB}.

    Qui k è la costante di Boltzmann. La densità spettrale equivalente in tensione è:

    e_n=\sqrt{4kTR} \qquad \left[\dfrac{\mathrm{V}}{\sqrt{\mathrm{Hz}}}\right].

    Il rumore termico è inevitabile finché la temperatura è superiore allo zero assoluto. Aumenta con temperatura, resistenza e banda. Per ridurlo si può abbassare la temperatura, ridurre le resistenze nei punti critici o limitare la banda, ma ogni scelta ha conseguenze su consumo, impedenze, carico del sensore e stabilità.

    3. Rumore shot

    Il rumore shot nasce dalla natura discreta della carica elettrica. Quando una corrente media I attraversa una barriera di potenziale, una giunzione o un dispositivo in cui gli eventi di attraversamento sono statisticamente discreti, la corrente presenta fluttuazioni casuali.

    Per il caso ideale:

    \overline{i_n^2}=2qIB

    e quindi:

    i_{n,\mathrm{rms}}=\sqrt{2qIB},

    dove q è la carica elementare. Il rumore shot è importante in diodi, fotodiodi, BJT, correnti di bias, rivelatori ottici e circuiti in cui il segnale utile è una corrente molto piccola.

    Nei fotodiodi, per esempio, la corrente generata dalla luce utile e la corrente di buio contribuiscono entrambe al rumore shot. Migliorare l’elettronica a valle non elimina questo limite fisico se il rivelatore stesso produce fluttuazioni dominanti.

    4. Rumore flicker

    Il rumore flicker, o rumore 1/f, cresce alle basse frequenze ed è rilevante in amplificatori di precisione, sensori lenti, oscillatori, MOSFET, misure quasi continue e sistemi a bassa frequenza. Una forma empirica comune della densità spettrale è:

    S_v(f)=\dfrac{K}{f^\alpha}, \qquad \alpha\approx1.

    Non esiste una formula universale come per il rumore termico ideale, perché il rumore 1/f dipende dalla tecnologia, dalla geometria del dispositivo, dai difetti, dalle trappole di carica e dai processi di fabbricazione.

    La frequenza alla quale il rumore flicker e il rumore bianco hanno uguale densità è detta spesso frequenza d’angolo o corner frequency. Sotto questa frequenza domina il contributo 1/f; sopra domina il rumore bianco:

    S_{\mathrm{tot}}(f) = S_{\mathrm{bianco}} + \dfrac{K}{f^\alpha}.

    Per misure lente, biomedicali, geofisiche o di temperatura, ignorare il rumore flicker può portare a previsioni troppo ottimistiche della risoluzione.

    5. Densità spettrale e unità

    Il rumore viene spesso specificato come densità spettrale di tensione o corrente:

    GrandezzaUnità tipicaUso
    e_n\mathrm{V}/\sqrt{\mathrm{Hz}} oppure \mathrm{nV}/\sqrt{\mathrm{Hz}}rumore di tensione equivalente
    i_n\mathrm{A}/\sqrt{\mathrm{Hz}} oppure \mathrm{pA}/\sqrt{\mathrm{Hz}}rumore di corrente equivalente
    S_v\mathrm{V^2/Hz}densità spettrale di potenza in tensione
    S_i\mathrm{A^2/Hz}densità spettrale di potenza in corrente

    La densità spettrale di potenza permette di passare dal dominio della frequenza al valore rms tramite integrazione sulla banda. È particolarmente utile quando il rumore non è bianco o quando il circuito contiene filtri con risposta non piatta.

    Se il circuito ha una funzione di trasferimento H(f) tra sorgente di rumore e uscita, il rumore in uscita si calcola pesando la densità spettrale:

    v_{n,\mathrm{out}}^2 = \int_0^\infty |H(f)|^2 S_v(f)\,df.

    Questa formula mostra perché non basta conoscere la banda nominale: conta anche la forma del filtro.

    6. Banda equivalente di rumore

    Per filtri reali si usa spesso la banda equivalente di rumore. È la larghezza di un filtro rettangolare ideale che lascerebbe passare la stessa potenza di rumore del filtro reale.

    Se H(f) è normalizzato al valore massimo H_0, la banda equivalente può essere scritta come:

    B_{\mathrm{ENBW}} = \dfrac{1}{|H_0|^2} \int_0^\infty |H(f)|^2\,df.

    Per un filtro passa-basso del primo ordine, la banda equivalente non coincide esattamente con la frequenza di taglio a -3\,\mathrm{dB}:

    B_{\mathrm{ENBW}} = \dfrac{\pi}{2} f_c.

    Questo dettaglio è importante nella strumentazione: usare f_c come se fosse sempre la banda di rumore può sottostimare o sovrastimare il rumore rms.

    7. Rumore equivalente in ingresso

    Negli amplificatori si riporta spesso il rumore all’ingresso, come se tutte le sorgenti interne fossero sostituite da una tensione e una corrente di rumore equivalenti applicate ai terminali d’ingresso.

    Per un ingresso con resistenza sorgente R_s, una rappresentazione semplificata comprende:

    e_{n,\mathrm{tot}}^2 = e_n^2 + \left(i_n R_s\right)^2 + 4kTR_s.

    Il primo termine è il rumore di tensione dell’amplificatore, il secondo è il rumore di corrente trasformato in tensione dalla resistenza sorgente, il terzo è il rumore termico della sorgente. Da qui nasce una scelta progettuale: un amplificatore con basso rumore di tensione non è automaticamente il migliore se la sorgente ha impedenza molto alta, perché il rumore di corrente può diventare dominante.

    8. Somma dei contributi

    Rumori indipendenti si sommano in potenza, non come ampiezze algebriche. Se più contributi rms sono non correlati:

    v_{n,\mathrm{tot}} = \sqrt{ v_{n1}^2 + v_{n2}^2 + \cdots }.

    Lo stesso vale per correnti di rumore indipendenti. Se invece i contributi sono correlati, la somma quadratica non basta e occorre considerare i termini di correlazione.

    Questa regola spiega perché il contributo dominante tende a governare il risultato finale. Se un rumore è dieci volte più grande degli altri in rms, gli altri incidono poco sul totale; la riduzione utile deve quindi partire dal contributo più grande, non da quello più facile da modificare.

    9. Rapporto segnale-rumore e figura di rumore

    L’effetto pratico del rumore si misura spesso tramite il rapporto segnale-rumore:

    \mathrm{SNR} = \dfrac{P_s}{P_n}.

    In decibel:

    \mathrm{SNR}_{\mathrm{dB}} = 10\log_{10}\left(\dfrac{P_s}{P_n}\right).

    Per un ricevitore o amplificatore si usa anche il fattore di rumore:

    F = \dfrac{\mathrm{SNR}_{\mathrm{in}}}{\mathrm{SNR}_{\mathrm{out}}},

    e la figura di rumore:

    NF = 10\log_{10}F \qquad [\mathrm{dB}].

    Un dispositivo ideale senza rumore aggiunto avrebbe F=1 e NF=0\,\mathrm{dB}. Ogni dispositivo reale peggiora lo SNR. Nei ricevitori multistadio è cruciale il primo stadio, perché il suo guadagno riduce l’impatto relativo del rumore introdotto dagli stadi successivi.

    10. Rumore nei ricevitori

    Nei sistemi radio e nei collegamenti digitali si usa spesso la potenza di rumore termico disponibile:

    N=kTB.

    A temperatura ambiente, la densità di rumore termico disponibile è circa:

    -174\ \mathrm{dBm/Hz}.

    Per una banda B e una figura di rumore NF:

    N_{\mathrm{dBm}} \approx -174 + 10\log_{10}B + NF,

    con B in hertz. Questa relazione collega direttamente rumore, banda, sensibilità del ricevitore e margine di collegamento. È anche il motivo per cui allargare la banda aumenta la capacità potenziale ma peggiora il rumore raccolto.

    11. Disturbi e interferenze

    Nel linguaggio comune si chiama spesso “rumore” qualunque disturbo indesiderato, ma tecnicamente conviene distinguere:

    FenomenoCarattereEsempi
    rumorecasuale, spesso modellato statisticamentetermico, shot, flicker
    interferenzasegnale indesiderato strutturatorete a 50 Hz, radiofrequenza, clock digitale
    offseterrore quasi costantetensione di offset di un op-amp
    derivavariazione lenta nel tempotemperatura, invecchiamento
    quantizzazioneerrore dovuto a risoluzione finitaADC e DAC

    Questa distinzione è operativa. Un filtro notch può ridurre l’interferenza a 50\,\mathrm{Hz}, ma non elimina il rumore termico distribuito. Una schermatura può ridurre accoppiamenti esterni, ma non cambia il rumore shot di un fotodiodo. La media temporale riduce rumore casuale non correlato, ma non corregge una deriva sistematica.

    12. Mitigazione progettuale

    Le strategie dipendono dal contributo dominante:

    Problema dominanteIntervento tipico
    rumore termicoridurre resistenze critiche, temperatura o banda
    rumore shotaumentare segnale utile, ridurre corrente di buio, scegliere rivelatori migliori
    rumore flickerusare dispositivi a basso 1/f, chopping, autozero o modulazione del segnale
    rumore di correnteridurre impedenza sorgente o scegliere ingressi adeguati
    interferenza EMIlayout, schermature, masse, filtraggio e separazione analogico/digitale
    alimentazione rumorosaregolatori migliori, bypass, filtraggio e distribuzione corretta delle masse

    In un circuito sensibile, il layout può essere importante quanto la scelta del componente. Anelli di massa, piste lunghe ad alta impedenza, accoppiamenti capacitivi con linee digitali veloci e alimentazioni mal disaccoppiate possono trasformare un progetto teoricamente corretto in una misura rumorosa.

    13. Misura del rumore

    Misurare il rumore richiede attenzione. L’oscilloscopio, l’analizzatore di spettro o il digitalizzatore introducono rumore proprio e hanno una banda finita. Occorre conoscere impedenza d’ingresso, banda dello strumento, filtri attivi, media usata e scala verticale.

    Una misura rms senza banda specificata è incompleta. Una misura in spettro deve indicare se i valori sono in \mathrm{V}/\sqrt{\mathrm{Hz}}, \mathrm{V^2/Hz}, dBm/Hz o ampiezza integrata su una resolution bandwidth. Confondere densità e valore integrato è uno degli errori più frequenti.

    14. Errori comuni

    Il primo errore è pensare che aumentare il guadagno migliori sempre lo SNR. Se il rumore è già presente all’ingresso, il guadagno amplifica insieme segnale e rumore; lo SNR migliora solo se il guadagno è applicato prima di un contributo di rumore successivo o se aumenta il segnale utile rispetto al rumore dominante.

    Il secondo errore è confrontare rumori specificati in \mathrm{nV}/\sqrt{\mathrm{Hz}} senza integrare sulla banda reale. Un componente con densità bassa può risultare peggiore se il circuito lascia passare una banda più ampia o se domina il rumore 1/f alle basse frequenze.

    Il terzo errore è trascurare l’impedenza della sorgente. La scelta tra dispositivi a basso rumore di tensione e dispositivi a basso rumore di corrente dipende fortemente da R_s.

    Il quarto errore è confondere rumore casuale e interferenza deterministica. Una riga spettrale a frequenza di rete, un clock digitale accoppiato o una portante radio richiedono diagnosi e mitigazioni diverse dal rumore bianco.

    15. Collegamenti essenziali

    Per approfondire il quadro concettuale si vedano rapporto segnale-rumore, densità spettrale di potenza, banda passante, segnale, spettro di un segnale, amplificatore operazionale e transistor.

    Per esercizi di collegamento, rumore termico e capacità di canale, il riferimento naturale è rumore, Shannon e bilancio di collegamento: esercizi svolti; per una sintesi disciplinare più ampia si veda il formulario di telecomunicazioni e il formulario di elettronica.

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