Composti di coordinazione

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    I composti di coordinazione sono specie chimiche formate da un atomo o ione centrale, spesso un metallo di transizione, circondato da leganti che donano coppie elettroniche. Nel linguaggio di Lewis il centro metallico agisce da acido, perché accetta densità elettronica, mentre i leganti agiscono da basi, perché forniscono una coppia elettronica attraverso uno o più atomi donatori.

    Questi composti sono fondamentali in chimica inorganica perché collegano struttura, legame, colore, magnetismo, reattività e catalisi. Il gruppo eme dell’emoglobina, i complessi di platino usati in chemioterapia, i catalizzatori omogenei, molti pigmenti e numerosi sensori chimici sono esempi in cui la coordinazione del metallo determina la funzione.

    Sfera di coordinazione

    La parte costituita dal centro metallico e dai leganti direttamente legati è detta sfera di coordinazione. Si scrive spesso tra parentesi quadre:

    [ML_n]^{z}

    dove M è il centro metallico, L indica il legante, n il numero di leganti dello stesso tipo e z la carica complessiva della specie coordinata. I controioni esterni non appartengono alla sfera interna, anche se servono a bilanciare la carica del sale.

    Per esempio, in:

    [Co(NH_3)_6]Cl_3

    la sfera di coordinazione è:

    [Co(NH_3)_6]^{3+},

    mentre i tre ioni cloruro sono controioni esterni. Questa distinzione è importante per nomenclatura, reattività, conducibilità in soluzione e isomeria.

    Carica e stato di ossidazione

    La carica del complesso si ottiene sommando la carica formale del metallo e le cariche dei leganti coordinati:

    q_{\text{complesso}}=q_{\text{metallo}}+\sum q_{\text{leganti}}

    Se i leganti sono neutri, come NH_3, H_2O o CO, non modificano la carica complessiva. Se sono anionici, come Cl^-, CN^- o OH^-, contribuiscono alla carica totale. Per il complesso:

    [Fe(CN)_6]^{3-}

    ogni cianuro vale -1, quindi i sei leganti contribuiscono -6. Poiché la carica del complesso è -3, il ferro ha stato di ossidazione +3:

    x+6(-1)=-3 \quad\Rightarrow\quad x=+3.

    Stato di ossidazione e carica reale non sono la stessa cosa: lo stato di ossidazione è una convenzione di conteggio, utile per bilanci redox, nomenclatura e interpretazione elettronica.

    Numero di coordinazione e geometria

    Il numero di coordinazione è il numero di atomi donatori direttamente legati al centro. Non coincide necessariamente con il numero di molecole di legante: un legante bidentato conta due posizioni di coordinazione, anche se è una sola molecola.

    Numero di coordinazioneGeometrie frequentiEsempi qualitativi
    2linearecomplessi di Ag^+, Au^+, Cu^+
    4tetraedrica o quadrato-planaremolti complessi d^{10} o d^8
    5bipiramidale trigonale o piramidale quadrataintermedi e complessi labili
    6ottaedricamolti complessi di metalli di transizione
    7 o piùgeometrie poliedriche più complesselantanidi, attinidi, ioni grandi

    La geometria dipende da dimensione del metallo, stato di ossidazione, configurazione elettronica, ingombro dei leganti, denticità, solvente e condizioni di sintesi. Nei complessi quadrato-planari d^8, come molti complessi di Pt^{2+}, la disposizione dei leganti può controllare fortemente la reattività.

    Leganti, denticità e chelazione

    Un legante può essere monodentato, bidentato o polidentato a seconda del numero di atomi donatori usati verso lo stesso centro. La denticità è un dato strutturale: descrive quanti legami coordinativi forma quel legante in quel complesso specifico.

    Quando un legante polidentato chiude uno o più anelli con il metallo si parla di chelazione. La chelazione è spesso associata all’effetto chelato: un complesso con legante polidentato può risultare più stabile di un complesso analogo formato da più leganti monodentati. Il motivo principale è spesso entropico, perché una sola molecola polidentata può sostituire più molecole libere.

    La scelta dei leganti controlla anche durezza o morbidezza del sito donatore, campo cristallino, solubilità, cinetica di sostituzione e selettività. Il principio HSAB è una guida qualitativa utile: centri hard tendono a preferire donatori hard, come ossigeno o fluoro; centri soft tendono a preferire donatori soft, come zolfo, ioduro o fosfine.

    Costanti di formazione

    La stabilità termodinamica di un complesso si descrive con costanti di formazione. Per la formazione globale:

    M+nL\rightleftharpoons ML_n

    la costante globale è:

    \beta_n=\dfrac{[ML_n]}{[M][L]^n}.

    Si possono anche definire costanti stepwise:

    K_1=\dfrac{[ML]}{[M][L]}, \qquad K_2=\dfrac{[ML_2]}{[ML][L]}.

    La relazione generale è:

    \beta_n=\prod_{i=1}^{n}K_i.

    Costanti grandi indicano formazione favorita, ma non bastano da sole a prevedere il comportamento in soluzione: pH, competizione tra leganti, precipitazione, idrolisi, forza ionica e cinetica possono cambiare l’esito osservato.

    Isomeria dei complessi

    I composti di coordinazione mostrano forme di isomeria particolarmente ricche, perché la formula globale non determina sempre quale atomo è legato, dove si trovano i leganti e quali specie stanno dentro o fuori la sfera di coordinazione.

    Tipo di isomeriaChe cosa cambiaEsempio concettuale
    geometricadisposizione relativa dei legantiisomeri cis e trans
    otticadisposizione chirale non sovrapponibilecomplessi ottaedrici con leganti chelanti
    di legameatomo donatore effettivoNO_2^- tramite N oppure O
    di ionizzazionescambio tra legante interno e controionespecie con diversa sfera interna
    di coordinazioneripartizione dei leganti tra catione e anione complessisali con due sfere coordinate

    Questa varietà spiega perché la sola formula bruta è spesso insufficiente. Due complessi con stessi elementi e stesse proporzioni possono avere colori, reattività, momenti magnetici e attività biologica molto diversi.

    Colore, magnetismo e campo dei leganti

    Nei complessi dei metalli di transizione, gli orbitali d del metallo vengono separati in energia dall’ambiente dei leganti. Il campo cristallino fornisce una prima descrizione elettrostatica; la teoria del campo dei leganti include anche il carattere covalente e le interazioni \pi.

    La separazione energetica tra livelli d può cadere nel visibile e produrre il colore dei complessi. La distribuzione degli elettroni fra livelli separati decide inoltre se il complesso è alto-spin o basso-spin e influenza il magnetismo dei complessi.

    In sintesi, modificare il legante può cambiare contemporaneamente geometria, stato di spin, colore, stabilità e reattività. Per questo la chimica di coordinazione è uno strumento progettuale in catalisi, materiali molecolari, chimica bioinorganica e sensoristica.

    Nomenclatura essenziale

    Nella nomenclatura dei complessi si indicano prima i leganti, di solito in ordine alfabetico, poi il metallo con numero di ossidazione in numeri romani. Se il complesso è anionico, il nome del metallo assume spesso un suffisso specifico, come -ato. La nomenclatura chimica richiede attenzione perché leganti neutri, anionici, pontanti o ambidentati seguono convenzioni diverse.

    Una lettura operativa parte sempre da quattro domande:

    1. Qual è il centro metallico?
    2. Quali atomi donatori sono direttamente coordinati?
    3. Qual è lo stato di ossidazione del metallo?
    4. Quali sono numero di coordinazione e geometria?

    Senza queste informazioni, il nome o la formula rischiano di essere ambigui.

    Errori comuni

    Il primo errore è confondere numero di leganti e numero di coordinazione. Un complesso con tre leganti bidentati può avere numero di coordinazione 6, non 3.

    Il secondo errore è assegnare lo stato di ossidazione ignorando la carica dei leganti. Leganti neutri e anionici hanno ruoli diversi nel conteggio formale.

    Il terzo errore è applicare automaticamente la VSEPR dei composti dei gruppi principali. Nei complessi dei metalli di transizione contano orbitali d, campo dei leganti, stato di spin, effetti sterici e cinetica di sostituzione.

    Infine, non bisogna trattare colore o magnetismo come prove isolate della struttura. Sono indizi potenti, ma devono essere interpretati insieme a stechiometria, spettroscopia, geometria e stato di ossidazione.

    Vedi anche: legante, numero di coordinazione, chelazione, effetto chelato, campo cristallino, campo dei leganti, principio HSAB.

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