Treno di ingranaggi

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    Un treno di ingranaggi è una successione di ruote dentate che trasmette moto e potenza tra alberi. È usato quando una sola coppia di ingranaggi non basta per ottenere il rapporto desiderato, quando occorre cambiare il verso di rotazione, collegare assi distanti, distribuire la riduzione su più stadi o realizzare una catena cinematica compatta e controllabile.

    La grandezza centrale è il rapporto di trasmissione, cioè il legame tra velocità angolare di ingresso e velocità angolare di uscita. Un treno di ingranaggi non crea energia: scambia velocità con coppia, con perdite dovute a attrito, lubrificazione, deformazioni, strisciamenti e agitazione dell’olio. Per questo va sempre letto insieme a rendimento, carico, ingombro e resistenza dei denti.

    Rapporto di una coppia di ruote dentate

    Per due ruote dentate esterne, con ruota 1 motrice e ruota 2 condotta, il rapporto orientato è:

    \dfrac{\omega_2}{\omega_1} = -\dfrac{z_1}{z_2},

    dove \omega_1 e \omega_2 sono le velocità angolari e z_1, z_2 i numeri di denti. Il segno meno indica che due ruote esterne ruotano in verso opposto. Se interessa solo il modulo:

    \left\lvert\dfrac{\omega_2}{\omega_1}\right\rvert = \dfrac{z_1}{z_2}.

    Una ruota condotta con più denti gira più lentamente ma riceve, idealmente, più coppia. Questa è la logica del riduttore: abbassare la velocità di uscita per adattare un motore veloce a un carico lento e resistente.

    Per ruote interne, come un pignone che ingrana con una corona dentata internamente, il verso relativo può essere concorde. Il segno del rapporto dipende quindi dal tipo di ingranamento: esterno-esterno, interno-esterno o catena più complessa.

    Treni ordinari a stadi fissi

    In un treno ordinario gli assi delle ruote sono fissi rispetto al telaio. Se si adottano rapporti elementari coerenti, il rapporto complessivo è il prodotto dei rapporti dei singoli stadi:

    \tau_{\text{tot}} = \tau_1\tau_2\cdots\tau_n.

    Se due ruote sono solidali sullo stesso albero, hanno la stessa velocità angolare:

    \omega_a=\omega_b.

    Questa proprietà permette di comporre più stadi: una ruota grande può essere condotta da un pignone e, sullo stesso albero, un secondo pignone può comandare una ruota successiva. Il rapporto si ottiene moltiplicando i rapporti delle coppie effettivamente attraversate dalla potenza.

    Per un treno composto a due stadi, con ruote 1-2 nel primo ingranamento e 3-4 nel secondo, con 2 e 3 solidali sullo stesso albero, in modulo:

    \left\lvert\tau_{\text{tot}}\right\rvert = \left\lvert\dfrac{\omega_4}{\omega_1}\right\rvert = \dfrac{z_1}{z_2}\, \dfrac{z_3}{z_4}.

    Questa configurazione consente riduzioni elevate senza usare una ruota enorme. Per esempio, due stadi da 1:5 producono una riduzione complessiva da 1:25, con diametri più gestibili e carichi distribuiti.

    Ruote oziose

    Una ruota oziosa è una ruota inserita tra motrice e condotta senza essere solidale a un altro ingranaggio utile. In un treno semplice, una ruota oziosa cambia il verso di rotazione ma non cambia il modulo del rapporto complessivo.

    Per tre ruote esterne 1-2-3:

    \dfrac{\omega_2}{\omega_1} = -\dfrac{z_1}{z_2}, \qquad \dfrac{\omega_3}{\omega_2} = -\dfrac{z_2}{z_3}.

    Moltiplicando:

    \dfrac{\omega_3}{\omega_1} = \dfrac{z_1}{z_3}.

    Il numero di denti della ruota oziosa z_2 si semplifica. La sua funzione è geometrica e cinematica: trasferire il moto a distanza, invertire o non invertire il verso finale, aggirare ingombri, migliorare layout e interassi. Non serve, da sola, a ottenere una riduzione maggiore.

    Coppia, potenza e rendimento

    La potenza meccanica su un albero rotante è:

    P=C\omega,

    dove C è la coppia motrice o resistente e \omega la velocità angolare. In una trasmissione ideale:

    C_i\omega_i=C_u\omega_u.

    Se si usa \tau=\omega_u/\omega_i, la coppia ideale in uscita vale:

    C_u=\dfrac{C_i}{\tau}.

    In una trasmissione reale bisogna includere il rendimento totale:

    C_u\simeq \eta_{\text{tot}}\, \dfrac{C_i}{\tau}, \qquad \eta_{\text{tot}}=\eta_1\eta_2\cdots\eta_n.

    Se \tau è un rapporto orientato con segno, il segno descrive il verso relativo di rotazione; per dimensionare coppie, alberi e denti si lavora spesso sui moduli e poi si assegna il verso meccanico con il diagramma cinematico.

    Un treno multi-stadio può quindi aumentare la coppia disponibile, ma non gratuitamente: ogni stadio introduce perdite, giochi, elasticità torsionale, rumorosità e requisiti di lubrificazione. Molti stadi piccoli possono essere più compatti di uno stadio enorme, ma peggiorare rendimento, costo e manutenzione.

    Geometria, modulo e interasse

    Per ruote cilindriche a denti dritti o elicoidali, il modulo collega diametro primitivo e numero di denti:

    m=\dfrac{d}{z}.

    Due ruote devono avere lo stesso modulo e lo stesso angolo di pressione per ingranare correttamente. L’interasse tra due ruote esterne è:

    a=\dfrac{d_1+d_2}{2} = \dfrac{m(z_1+z_2)}{2}.

    Queste relazioni mostrano perché il rapporto di trasmissione non può essere scelto ignorando gli ingombri. Aumentare molto il numero di denti della ruota condotta aumenta diametro, interasse, massa e inerzia. Dividere la riduzione in più stadi permette di controllare meglio dimensioni e velocità periferiche.

    Nel progetto reale entrano anche larghezza di fascia, materiale, trattamento termico, lubrificazione, velocità periferica, rapporto di ricoprimento, correzione di profilo, gioco, rigidezza degli alberi e precisione dei cuscinetti. Un rapporto cinematicamente corretto può comunque fallire per pitting, usura, rottura a flessione del dente, surriscaldamento o vibrazioni torsionali.

    Treni ordinari ed epicicloidali

    Un treno ordinario ha assi fissi. Quando uno o più assi sono trasportati da un braccio mobile, detto portatreno, il sistema diventa un rotismo epicicloidale. La differenza non è solo geometrica: cambia il modo di calcolare le velocità.

    Nel treno ordinario si moltiplicano direttamente i rapporti tra ruote. Nel rotismo epicicloidale bisogna ragionare sulle velocità relative al portatreno, usando la formula di Willis:

    \tau_0 = \dfrac{\omega_1-\omega_p} {\omega_2-\omega_p}.

    Qui \omega_p è la velocità del portatreno e \tau_0 è il rapporto del treno equivalente con portatreno bloccato. Applicare a un epicicloidale le regole dei treni ordinari è uno degli errori più gravi: porta a rapporti sbagliati e spesso anche a versi di rotazione errati.

    Applicazioni

    I treni di ingranaggi compaiono in riduttori industriali, cambi automobilistici, macchine utensili, robotica, attuatori, orologi meccanici, turbine, trasmissioni ausiliarie e dispositivi di precisione. La loro funzione può essere diversa a seconda dell’applicazione:

    ObiettivoScelta progettuale tipica
    riduzione elevatapiù stadi composti
    inversione del versoruota oziosa o numero opportuno di ingranamenti esterni
    assi distantiruote intermedie o alberi intermedi
    compattezza coassialerotismo epicicloidale
    precisione di posizionecontrollo di gioco, rigidezza e backlash
    alta coppiadenti più robusti, maggiore fascia, materiali trattati

    Nei servosistemi il treno influenza anche l’inerzia apparente vista dal motore. Una riduzione può rendere più facile accelerare il carico lato motore, ma introduce gioco, elasticità e risonanze che il controllo deve gestire.

    Errori comuni

    Il primo errore è confondere il rapporto \tau=\omega_u/\omega_i con il rapporto di riduzione i=\omega_i/\omega_u. Una “riduzione 20:1” di solito significa i=20, quindi \tau=0{,}05.

    Il secondo errore è attribuire alle ruote oziose una variazione del modulo del rapporto. Una ruota oziosa modifica il verso e la disposizione degli assi; il rapporto in modulo dipende dalle ruote iniziale e finale, salvo che l’oziosa sia solidale a un’altra ruota e diventi parte di uno stadio composto.

    Il terzo errore è ignorare rendimento e carichi reali. Una catena lunga può raggiungere il rapporto richiesto ma dissipare troppa potenza, scaldare, fare rumore o superare la resistenza dei denti.

    Il quarto errore è calcolare un epicicloidale come se fosse un treno ordinario. Appena un asse si muove con il portatreno, bisogna passare alle velocità relative e alla formula di Willis.

    Voci correlate

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