Equivalenza asintotica

Indice dei contenuti

    Due funzioni sono in equivalenza asintotica se hanno lo stesso termine dominante quando la variabile tende a un certo regime: vicino a un punto, all’infinito, a zero, oppure lungo una successione. È una relazione locale: non descrive l’intera funzione, ma solo il suo comportamento nel limite considerato.

    Formalmente, per x\to x_0 oppure x\to\infty, si scrive:

    f(x)\sim g(x) \quad\Longleftrightarrow\quad \dfrac{f(x)}{g(x)}\to1.

    La definizione richiede che g(x) non si annulli nel regime studiato, almeno da un certo punto in poi o in un intorno bucato del punto. In forma equivalente:

    f(x)-g(x)=o(g(x)),

    cioè la differenza tra f e g è trascurabile rispetto a g. In termini di errore relativo:

    \dfrac{f(x)-g(x)}{g(x)}\to0.

    Per questo l’equivalenza asintotica è più precisa del dire che due funzioni hanno lo stesso ordine di grandezza. Due funzioni possono essere dello stesso ordine anche se il loro rapporto tende a 2, a -3 o resta oscillante ma limitato; sono equivalenti solo quando il rapporto tende esattamente a 1.

    Significato operativo

    Scrivere f\sim g significa che, nel limite scelto, g può sostituire f quando interessa il termine principale. La sostituzione è utile nei limiti, nelle stime di errore, negli algoritmi numerici, nei modelli fisici linearizzati e negli sviluppi locali usati in ingegneria.

    Per esempio, per angoli piccoli in radianti:

    \sin x\sim x \qquad (x\to0).

    Questo non dice che \sin x=x; dice che il rapporto tra le due grandezze tende a 1. Per x piccolo, l’errore assoluto \sin x-x è già piccolo, ma il punto matematico più forte è che l’errore è piccolo rispetto alla scala dominante x.

    Regole sicure

    Gli equivalenti si possono sostituire in prodotti, quozienti e potenze, purché le espressioni siano definite nel regime considerato. Se:

    f\sim g,\quad h\sim k

    allora:

    fh\sim gk, \qquad \dfrac{f}{h}\sim\dfrac{g}{k},

    quando i denominatori non si annullano nel senso rilevante. Se \alpha è una costante e le potenze sono definite:

    f\sim g \quad\Rightarrow\quad f^\alpha\sim g^\alpha.

    La somma è il punto delicato. Se non ci sono cancellazioni del termine dominante, la sostituzione può funzionare; se invece i termini principali si annullano, serve un termine successivo. Una regola sicura è:

    f\sim g,\qquad r=o(g) \quad\Rightarrow\quad f+r\sim g.

    Invece non è lecito sostituire automaticamente equivalenti dentro una differenza tra quantità quasi uguali.

    Esempi notevoli

    Per x\to0:

    \sin x\sim x, \qquad e^x-1\sim x, \qquad \ln(1+x)\sim x.

    Altri equivalenti frequenti sono:

    1-\cos x\sim \dfrac{x^2}{2}, \qquad \tan x\sim x, \qquad (1+x)^\alpha-1\sim \alpha x.

    Un esempio di cancellazione mostra perché l’uso meccanico è rischioso. Poiché \cos x\sim1 per x\to0, si potrebbe essere tentati di scrivere 1-\cos x\sim1-1=0, ma questa operazione cancella proprio il termine dominante. Bisogna usare un’informazione di ordine successivo:

    \cos x=1-\dfrac{x^2}{2}+o(x^2),

    da cui:

    1-\cos x\sim\dfrac{x^2}{2}.

    Collegamento con Landau e Taylor

    Scrivere f\sim g equivale a dire:

    f=g+o(g).

    Per questo l’equivalenza asintotica è spesso il primo termine di uno sviluppo asintotico. I simboli di Landau permettono di esprimere in modo compatto il termine trascurato, mentre la formula di Taylor fornisce molti equivalenti locali. Per esempio:

    \sin x=x-\dfrac{x^3}{6}+o(x^3)

    implica subito \sin x\sim x, ma permette anche di trattare cancellazioni come \sin x-x, per cui il primo termine non basta:

    \sin x-x\sim-\dfrac{x^3}{6}.

    Negli sviluppi asintotici usati nei metodi numerici, nei modelli perturbativi e nelle approssimazioni fisiche, l’equivalenza individua il termine guida; lo sviluppo completo serve quando occorre stimare l’errore o confrontare termini secondari.

    Successioni

    La stessa idea vale per successioni. Si scrive:

    a_n\sim b_n \qquad (n\to\infty)

    se:

    \dfrac{a_n}{b_n}\to1.

    Per esempio:

    n^2+n\sim n^2, \qquad \sqrt{n^2+1}\sim n.

    Anche qui l’equivalenza riguarda il termine dominante, non l’uguaglianza dei valori. Nel primo esempio l’errore assoluto è n, che diverge; tuttavia l’errore relativo rispetto a n^2 tende a zero.

    Errori comuni

    Un primo errore è sostituire equivalenti dentro somme o differenze senza controllare le cancellazioni. Se i termini dominanti si eliminano, bisogna usare uno sviluppo più fine.

    Un secondo errore è usare un equivalente fuori dal limite per cui è valido. \sin x\sim x vale per x\to0, non per angoli generici.

    Un terzo errore è confondere f\sim g con f-g\to0: l’equivalenza richiede errore relativo piccolo, non solo errore assoluto piccolo. Per esempio n^2+n e n^2 sono equivalenti anche se la differenza tende all’infinito.

    Infine, segno e dominio contano quando si elevano equivalenti a potenze non intere, si prendono logaritmi o si compongono funzioni non regolari nel regime considerato.

    Vedi anche: Sviluppo asintotico, Simboli di Landau, Algebra degli o-piccoli, Limiti notevoli, Formula di Taylor, Errore relativo, Ordine di grandezza.

    Ultimo aggiornamento: