La convergenza congiunta descrive il comportamento limite simultaneo di più successioni di variabili aleatorie. È il linguaggio corretto quando non basta sapere come convergono le singole componenti, ma serve conoscere anche la loro dipendenza asintotica.
Per due successioni X_n e Y_n, dire che c’è convergenza congiunta in distribuzione significa studiare il vettore aleatorio
La notazione \xrightarrow{d} è la stessa della convergenza in distribuzione, ma applicata al vettore nel suo complesso.
Definizione
Siano Z_n=(X_{n,1},\dots,X_{n,k}) e Z=(X_1,\dots,X_k) vettori aleatori in \mathbb R^k. Si dice che Z_n converge in distribuzione a Z se
Equivalentemente, le funzioni di ripartizione congiunte convergono nei punti di continuità della funzione di ripartizione di Z:
Non è sufficiente controllare separatamente le marginali X_{n,i}. Due successioni possono avere le stesse distribuzioni marginali limite ma una diversa struttura di dipendenza congiunta.
Un criterio utile per passare dal problema vettoriale a problemi reali è il teorema di Cramér-Wold: in \mathbb R^k basta controllare tutte le proiezioni lineari a^TZ_n.
Confronto con le convergenze marginali
| Informazione disponibile | Cosa garantisce | Cosa può mancare |
|---|---|---|
| \displaystyle X_n\xrightarrow{d}X e \displaystyle Y_n\xrightarrow{d}Y separatamente | limiti marginali | dipendenza tra \displaystyle X e \displaystyle Y |
| \displaystyle (X_n,Y_n)\xrightarrow{d}(X,Y) | distribuzione limite del vettore | nulla sulla vicinanza puntuale delle realizzazioni |
| \displaystyle (X_n,Y_n)\xrightarrow{P}(X,Y) | convergenza simultanea in probabilità | più forte della sola convergenza in distribuzione |
La convergenza congiunta è quindi una richiesta strutturale: conserva non solo le distribuzioni delle singole componenti, ma anche correlazioni, covarianze e dipendenze limite quando sono presenti.
Perché serve
Molti risultati di statistica asintotica combinano più quantità casuali: uno stimatore, una stima della varianza, un residuo, un vincolo o una trasformazione. Se tutte le parti hanno limiti non degeneri, occorre conoscere il limite del vettore.
Un caso tipico è una coppia di statistiche normalizzate:
La matrice di covarianza del limite contiene l’informazione che andrebbe persa guardando solo le due marginali.
Collegamento con Slutsky
Il teorema di Slutsky è un caso particolarmente favorevole. Se
allora la convergenza congiunta verso (X,c) è garantita:
Da qui seguono somma, prodotto e quoziente tramite funzioni continue. Se invece anche Y_n converge solo in distribuzione verso una variabile aleatoria non degenere Y, la convergenza marginale di X_n e Y_n non basta: bisogna conoscere direttamente il limite congiunto (X,Y).
Schema operativo
Quando si combina un’espressione asintotica, il controllo procede così:
- Identificare le componenti casuali dell’espressione.
- Stabilire se qualche componente converge in probabilità a una costante.
- Se tutte le componenti residue hanno limiti aleatori, cercare una convergenza congiunta.
- Applicare una funzione continua al vettore limite.
In forma compatta:
quando g è continua nei punti rilevanti del limite. Questo passaggio è formalizzato dal teorema della mappatura continua.
Lo schema è alla base del metodo delta, delle statistiche studentizzate e dell’analisi congiunta di stimatori correlati.
Errori comuni
- Confondere marginale e congiunto: sapere che X_n e Y_n convergono separatamente non determina la distribuzione limite della coppia.
- Assumere indipendenza senza verificarla: indipendenza marginale o campionaria non sempre sopravvive nel limite se le statistiche condividono dati o parametri stimati.
- Usare Slutsky fuori ipotesi: se il secondo termine converge a una variabile aleatoria non costante, serve la convergenza congiunta, non solo la convergenza marginale.
Vedi anche: vettore aleatorio, covarianza, teorema di Cramér-Wold, convergenza in probabilità, teorema della mappatura continua, teorema di Slutsky.