Dato un autovalore \lambda di una matrice quadrata A, il suo autospazio è l’insieme di tutti gli autovettori associati a \lambda, insieme al vettore nullo. In forma algebrica si scrive
Qui I è la matrice identità e \ker(A-\lambda I) è il nucleo di un’applicazione lineare. L’autospazio è quindi l’insieme delle soluzioni del sistema omogeneo
Ogni vettore non nullo x\in E_\lambda soddisfa
cioè viene trasformato da A solo tramite una dilatazione, una contrazione o un cambio di verso, senza cambiare direzione.
Perché è un sottospazio
L’autospazio contiene sempre il vettore nullo, anche se il vettore nullo non viene chiamato autovettore. Inoltre è chiuso rispetto a combinazioni lineari: se u,v\in E_\lambda e \alpha,\beta sono scalari, allora
Dunque \alpha u+\beta v\in E_\lambda. Questa proprietà permette di studiare l’autospazio con gli strumenti ordinari dell’algebra lineare: basi, dimensione, rango e sistemi lineari.
Molteplicità geometrica
La dimensione dell’autospazio è la molteplicità geometrica dell’autovalore:
Essa indica quante direzioni linearmente indipendenti sono associate a \lambda. Va distinta dalla molteplicità algebrica, cioè il numero di volte con cui \lambda compare come radice del polinomio caratteristico.
Per ogni autovalore vale
dove m_\lambda è la molteplicità algebrica. Se la molteplicità geometrica è minore di quella algebrica, l’autovalore non fornisce abbastanza autovettori indipendenti per una diagonalizzazione completa.
Diagonalizzabilità
Una matrice A\in\mathbb{R}^{n\times n} o A\in\mathbb{C}^{n\times n} è diagonalizzabile se esiste una base dello spazio formata da autovettori. Equivalentemente, la somma delle dimensioni degli autospazi deve essere uguale a n:
In tal caso si può scrivere
dove le colonne di P sono autovettori e D è diagonale. La voce diagonalizzazione approfondisce questo collegamento.
Esempio
Per la matrice
l’autospazio relativo a \lambda=2 è
mentre quello relativo a \lambda=3 è
La matrice agisce quindi dilatando in modo diverso due direzioni indipendenti.
Interpretazione e applicazioni
Gli autospazi descrivono direzioni invarianti di una trasformazione lineare. In dinamica lineare identificano modi propri; in meccanica delle vibrazioni descrivono forme modali; in statistica e machine learning compaiono nell’analisi di matrici di covarianza; nei sistemi differenziali lineari determinano la struttura delle soluzioni.
Dal punto di vista computazionale, trovare un autospazio significa risolvere un sistema lineare omogeneo. Occorre quindi distinguere il calcolo degli autovalori dal calcolo delle basi degli autospazi: conoscere \lambda non basta, bisogna ancora risolvere (A-\lambda I)x=0.
Errori comuni
Il primo errore è dimenticare il vettore nullo nell’autospazio: non è un autovettore, ma appartiene al sottospazio. Il secondo è confondere molteplicità geometrica e algebrica. Il terzo è supporre che autovettori relativi allo stesso autovalore siano automaticamente indipendenti: l’indipendenza va verificata scegliendo una base dell’autospazio, come negli esercizi sugli spazi vettoriali.