Circuito magnetico

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    Il circuito magnetico è un modello concentrato usato per studiare il percorso del flusso magnetico in nuclei ferromagnetici, traferri, trasformatori, elettromagneti e macchine elettriche. L’idea è rappresentare una distribuzione di campo magnetico tramite grandezze globali: flusso, forza magnetomotrice e riluttanza.

    È un’analogia con il circuito elettrico, ma non va presa alla lettera. Nel circuito elettrico la corrente descrive il moto di cariche; nel circuito magnetico il flusso non è un fluido materiale che scorre nel nucleo. È una grandezza di campo, utile quando la geometria guida le linee magnetiche in modo abbastanza definito.

    1. Grandezze fondamentali

    Le grandezze di base sono:

    B=\dfrac{\Phi}{A}, \qquad \mathcal F=NI, \qquad \mathcal R_m=\dfrac{\ell_m}{\mu A}.

    Il significato dei simboli è:

    SimboloSignificatoUnità SI
    \Phiflusso magnetico\mathrm{Wb}
    Binduzione magnetica media\mathrm{T}
    Asezione attraversata dal flusso\mathrm{m^2}
    \mathcal Fforza magnetomotrice\mathrm{A} o ampere-spira
    Nnumero di spireadimensionale
    Icorrente nell’avvolgimento\mathrm{A}
    \ell_mlunghezza media del percorso magnetico\mathrm{m}
    \mupermeabilità magnetica del mezzo\mathrm{H/m}
    \mathcal R_mriluttanza magnetica\mathrm{A/Wb}

    La permeabilità si scrive spesso come:

    \mu=\mu_0\mu_r,

    dove \mu_0 è la permeabilità del vuoto e \mu_r è la permeabilità relativa del materiale. Nei materiali ferromagnetici \mu_r può essere molto grande, ma non è costante in tutto il campo di lavoro.

    2. Legge di Hopkinson

    La relazione concentrata fondamentale è:

    \Phi=\dfrac{\mathcal F}{\mathcal R_m}.

    Equivale, nella forma più vicina alla legge di Ohm, a:

    \mathcal F=\mathcal R_m\Phi.

    Per questo viene spesso chiamata legge di Hopkinson. L’analogia è:

    Circuito elettricoCircuito magnetico
    tensione Vforza magnetomotrice \mathcal F=NI
    corrente Iflusso magnetico \Phi
    resistenza Rriluttanza \mathcal R_m
    V=RI\mathcal F=\mathcal R_m\Phi

    Il vantaggio del modello è operativo: invece di risolvere un problema di campo distribuito, si riduce il sistema a una rete di riluttanze. Il prezzo è che si accettano approssimazioni su flusso disperso, non uniformità della sezione, frange di campo e non linearità del materiale.

    3. Origine da Ampère

    La forza magnetomotrice nasce dalla legge di Ampère. In un percorso magnetico chiuso attraversato da un avvolgimento di N spire percorse da corrente I, la circuitazione del campo magnetico ausiliario \mathbf H vale:

    \oint_\gamma \mathbf H\cdot d\mathbf l=NI.

    Se il campo è approssimativamente uniforme lungo un tratto di lunghezza \ell_m, si scrive:

    H\ell_m\simeq NI.

    Con la relazione materiale lineare:

    B=\mu H,

    e con:

    \Phi=BA,

    si ottiene:

    NI = H\ell_m = \dfrac{B}{\mu}\ell_m = \dfrac{\Phi}{\mu A}\ell_m = \mathcal R_m\Phi.

    La riluttanza non è quindi una grandezza inventata per analogia: raccoglie in un unico coefficiente lunghezza del percorso, sezione e permeabilità magnetica.

    4. Riluttanze in serie e in parallelo

    Quando il flusso attraversa più tratti successivi, per esempio ferro e traferro, le riluttanze si sommano:

    \mathcal R_{tot} = \sum_k \mathcal R_k = \sum_k \dfrac{\ell_k}{\mu_k A_k}.

    La legge concentrata diventa:

    \Phi=\dfrac{NI}{\mathcal R_{tot}}.

    Se invece il flusso si divide in più rami, la struttura è analoga a un parallelo elettrico: la stessa forza magnetomotrice agisce sui rami e il flusso totale è la somma dei flussi parziali:

    \Phi_{tot}=\Phi_1+\Phi_2+\cdots.

    In prima approssimazione si può usare una riluttanza equivalente, ma nei sistemi reali i rami non sono sempre indipendenti: saturazione locale, perdite di flusso e geometria tridimensionale possono rendere il calcolo non lineare.

    5. Ruolo del traferro

    Il traferro è un tratto d’aria o di materiale non ferromagnetico inserito nel percorso magnetico. La sua riluttanza è spesso:

    \mathcal R_g=\dfrac{g}{\mu_0 A_g},

    dove g è la lunghezza del traferro e A_g la sezione efficace. Anche un traferro molto breve può dominare la riluttanza totale, perché la permeabilità dell’aria è molto più bassa di quella del ferro in zona non saturata.

    Questa proprietà è sfruttata intenzionalmente in induttori, attuatori e macchine elettriche. Il traferro:

    • rende più prevedibile la relazione tra corrente e flusso;
    • riduce il rischio di saturazione brusca del nucleo;
    • permette di immagazzinare una quota significativa di energia magnetica;
    • aumenta però la corrente magnetizzante necessaria a ottenere lo stesso flusso.

    Nelle stime accurate bisogna considerare anche il fringing, cioè l’allargamento delle linee di campo ai bordi del traferro. Per questo si usa talvolta una sezione efficace A_g^{eff} maggiore della sezione geometrica del nucleo.

    6. Saturazione e materiali reali

    Il modello lineare:

    B=\mu H

    funziona solo in una regione limitata. Nei materiali ferromagnetici la curva B(H) è non lineare: all’aumentare di H, i domini magnetici si orientano progressivamente e poi il materiale tende alla saturazione. In saturazione un grande aumento di corrente produce un aumento relativamente piccolo di flusso.

    Per un circuito con nucleo e traferro è spesso più corretto scrivere:

    NI=H_c\ell_c+H_g g,

    dove H_c è il campo nel nucleo e H_g il campo nel traferro. Se il nucleo è non lineare, H_c non si ottiene con una permeabilità costante, ma dalla curva magnetica del materiale.

    L’isteresi aggiunge un altro livello di complessità: il valore di B non dipende soltanto dal valore istantaneo di H, ma anche dalla storia magnetica precedente. Nei trasformatori e nelle macchine in corrente alternata questo genera perdite nel ferro e riscaldamento.

    7. Collegamento con induttanza

    Il circuito magnetico è direttamente collegato all’induttanza. Se il flusso \Phi concatena tutte le N spire, il flusso concatenato è:

    \Lambda=N\Phi.

    Nel caso lineare ideale:

    \Phi=\dfrac{NI}{\mathcal R_m},

    quindi:

    \Lambda = N\dfrac{NI}{\mathcal R_m} = \dfrac{N^2}{\mathcal R_m}I.

    Per definizione \Lambda=LI, dunque:

    L=\dfrac{N^2}{\mathcal R_m}.

    Questa formula spiega perché aumentare il numero di spire aumenta molto l’induttanza, mentre aumentare la riluttanza, per esempio inserendo un traferro, la riduce. In presenza di saturazione, però, \mathcal R_m dipende dal punto di lavoro e l’induttanza non è più costante.

    8. Energia magnetica

    Nel caso lineare l’energia accumulata nel campo magnetico può essere scritta come:

    W_m=\dfrac{1}{2}LI^2.

    Usando \Lambda=N\Phi e \mathcal F=NI, si ottiene anche:

    W_m=\dfrac{1}{2}\mathcal F\Phi.

    Per un volume in cui il campo è uniforme e il materiale è lineare:

    w_m=\dfrac{1}{2}BH=\dfrac{B^2}{2\mu}.

    Questa forma mostra perché nei dispositivi con traferro gran parte dell’energia può trovarsi nell’aria: anche se il traferro è piccolo, il campo H richiesto nell’aria è alto. È una ragione centrale nel progetto di induttori, relè, elettromagneti e attuatori.

    9. Applicazioni

    Il modello di circuito magnetico compare in molti dispositivi:

    • nei trasformatori, per stimare corrente magnetizzante, flusso massimo e rischio di saturazione;
    • negli induttori, per scegliere nucleo, traferro e numero di spire;
    • negli elettromagneti e nei relè, per stimare forza disponibile e corrente di eccitazione;
    • nei motori e generatori, per studiare flusso di traferro, poli, denti e giogo;
    • nei sensori magnetici, per valutare concentrazione o dispersione del flusso.

    In un trasformatore alimentato sinusoidalmente, per esempio, la relazione:

    E_{eff}=4{,}44\,fN\Phi_{max}

    mostra che frequenza, numero di spire e flusso massimo vincolano il dimensionamento del nucleo. Se la tensione è troppo alta, la frequenza troppo bassa o le spire troppo poche, il nucleo può entrare in saturazione.

    10. Limiti del modello

    Il circuito magnetico è utile quando:

    1. il flusso principale segue un percorso riconoscibile;
    2. le sezioni possono essere approssimate con aree medie;
    3. il flusso disperso è piccolo oppure trattato con coefficienti correttivi;
    4. il materiale lavora in zona quasi lineare oppure si dispone della curva B(H);
    5. il problema non richiede una distribuzione spaziale dettagliata del campo.

    Diventa meno affidabile in geometrie aperte, spigoli marcati, saturazione localizzata, materiali anisotropi, frequenze alte con correnti parassite importanti o dispositivi in cui il flusso disperso è parte essenziale del funzionamento. In questi casi servono modelli a parametri distribuiti o metodi numerici di campo, come gli elementi finiti.

    11. Errori comuni

    Gli errori più frequenti sono:

    1. Usare la permeabilità relativa come costante assoluta: nei ferromagneti \mu_r dipende dal punto di lavoro.
    2. Trascurare il traferro: pochi millimetri d’aria possono pesare più di molti centimetri di ferro.
    3. Confondere flusso e flusso concatenato: il primo attraversa una superficie, il secondo tiene conto anche del numero di spire.
    4. Scambiare riluttanza e perdita energetica: la riluttanza limita il flusso, ma non è una resistenza dissipativa elettrica.
    5. Applicare l’analogia elettrica oltre il suo dominio: non tutte le regole dei circuiti elettrici si trasferiscono senza correzioni.
    6. Ignorare le frange di campo: nel traferro la sezione efficace può essere diversa dalla sezione geometrica.
    7. Dimenticare l’isteresi: nei regimi alternati la storia magnetica produce perdite e ritardi.

    12. Collegamenti essenziali

    Per orientarsi nella catena concettuale, conviene leggere anche campo magnetico, flusso magnetico, flusso concatenato, legge di Ampère, induttanza, isteresi e trasformatore.

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