Diffrattometria a raggi X

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    La diffrattometria a raggi X (XRD, X-ray diffraction) è una tecnica di analisi dei solidi cristallini che misura l’intensità diffratta in funzione dell’angolo. I picchi del diffrattogramma compaiono quando i piani cristallini soddisfano la legge di Bragg:

    n\lambda=2d\sin\theta

    Il risultato sperimentale è tipicamente un grafico intensità contro 2\theta. Le posizioni dei picchi informano sulle distanze tra piani cristallografici; le intensità e le larghezze forniscono informazioni su struttura, fasi, cristallinità, dimensione dei cristalliti e difetti.

    Che cosa misura

    Grandezza osservataInformazione ricavabile
    Posizione dei picchidistanze interplanari e parametro reticolare
    Intensità relativestruttura cristallina, occupazioni atomiche, orientazione preferenziale
    Larghezza dei picchidimensione dei cristalliti, microdeformazioni, risoluzione strumentale
    Presenza o assenza di picchifasi cristalline, amorfismo, grado di cristallinità

    Procedura di lettura

    Un uso elementare della XRD segue questa catena:

    2\theta_{\text{picco}} \longrightarrow \theta \longrightarrow d \longrightarrow (hkl) \longrightarrow a

    Per un cristallo cubico, dopo aver ricavato d dalla legge di Bragg, si usa:

    a=d_{hkl}\sqrt{h^2+k^2+l^2}

    Se i valori di a ottenuti da più picchi sono coerenti, l’assegnazione degli indici di Miller è plausibile.

    Applicazioni

    La diffrattometria a raggi X è usata per identificare fasi cristalline, controllare purezza e polimorfismo, stimare parametri reticolari, seguire trasformazioni di fase, studiare materiali ceramici, metalli, semiconduttori, minerali, catalizzatori e farmaci solidi.

    Nei materiali policristallini in polvere, l’orientazione casuale dei microcristalli consente di osservare molte famiglie di piani nello stesso esperimento. Nei film sottili o nei campioni testurizzati l’orientazione preferenziale può modificare fortemente le intensità.

    Limiti

    La XRD è molto potente per materiali cristallini, ma meno informativa per campioni amorfi o con cristalliti molto piccoli. Inoltre un diffrattogramma non si interpreta solo con la posizione dei picchi: intensità, fondo, allargamento, calibrazione strumentale e sovrapposizione tra fasi possono cambiare la lettura.

    Errori comuni

    • Confondere il diffrattogramma sperimentale con la sola legge di Bragg: Bragg spiega le posizioni, non tutta l’intensità.
    • Usare 2\theta direttamente nella formula invece di dimezzarlo.
    • Assegnare una fase guardando un solo picco: molte fasi possono avere picchi vicini o sovrapposti.
    • Trascurare l’allargamento strumentale quando si stimano dimensioni di cristalliti.

    Vedi anche: Legge di Bragg, Piani cristallografici, Indici di Miller, Reticolo cristallino, Diffrazione, Cristallochimica.

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