Formulario di Idrodinamica Navale

Indice dei contenuti

    Formulario di idrodinamica navale, dedicato al moto della nave in acqua: quanta resistenza incontra e quanta potenza serve a vincerla. È la disciplina che determina la forma della carena, la scelta dell’elica e la potenza del motore. La statica (galleggiamento, stabilità) è trattata nel formulario di architettura navale.

    Ogni sezione spiega il perché delle formule e include esempi commentati. Le grandezze sono nel Sistema Internazionale; si assume nota la meccanica dei fluidi di base.

    L’ordine consigliato è:

    1. resistenza all’avanzamento;
    2. numero di Froude e similitudine;
    3. prove su modello;
    4. propulsione ed elica;
    5. potenza e catena dei rendimenti.

    Mappa di lettura operativa:

    ProblemaStrumento principaleControllo
    resistenza al motocomponenti d’attrito e d’ondavelocità, superficie bagnata
    onde generatenumero di Froudelunghezza scafo
    prova in vascasimilitudine di Froudestesso Fr modello-nave
    spinta dell’elicaquantità di moto, passoscorrimento
    limiti dell’elicacavitazionepressione sul dorso pale
    potenza al motoreresistenza × velocità / rendimenticatena propulsiva

    1. Resistenza all’avanzamento

    Componenti della resistenza

    La potenza per muovere la nave serve a vincere la resistenza all’avanzamento, somma di contributi con origine fisica diversa:

    ComponenteOrigineDominante a
    Resistenza d’attritoviscosità sull’opera vivabasse velocità
    Resistenza d’ondaenergia delle onde generatealte velocità
    Resistenza di formadistacco del flusso, sciaintermedia

    Ogni componente segue la struttura generale:

    R = \frac{1}{2}\rho\, v^2\, S\, C

    con \rho densità dell’acqua, v velocità, S superficie bagnata, C coefficiente di resistenza. La resistenza cresce almeno col quadrato della velocità, e più rapidamente quando domina la componente d’onda: è il motivo per cui aumentare la velocità di crociera fa salire i consumi più che proporzionalmente.

    Resistenza d’attrito e d’onda

    La resistenza d’attrito nasce dalla viscosità: lo strato d’acqua a contatto con lo scafo viene trascinato, dissipando energia. Cresce con la superficie bagnata, e domina alle basse velocità. La resistenza d’onda nasce perché la nave, muovendosi, genera un sistema di onde (di prua e poppa) che trasportano via energia; cresce molto rapidamente alle alte velocità, imponendo un limite pratico alle navi a dislocamento (la “velocità di carena”). Il bulbo di prua serve a generare onde in opposizione di fase che attenuano questa componente.

    2. Numero di Froude e similitudine

    Numero di Froude

    Il numero di Froude governa la generazione delle onde, esprimendo il rapporto tra forze d’inerzia e di gravità:

    Fr = \frac{v}{\sqrt{g\, L}}

    con L lunghezza dello scafo. Misura quanto è veloce la nave rispetto alle onde che genera su quella scala di lunghezza. Poiché la resistenza d’onda dipende da Fr, due scafi con lo stesso Fr generano sistemi d’onda geometricamente simili.

    Regimi di navigazione

    Il numero di Froude classifica anche il regime: a Fr basso la nave è dislocante (galleggia spostando acqua); a Fr alto può entrare in regime planante (sostenuta dinamicamente, “scivola” sull’acqua, come i motoscafi veloci). La transizione comporta un cambiamento radicale del comportamento idrodinamico.

    3. Prove su modello

    La legge di similitudine

    Una nave non si prova in scala 1:1 prima di costruirla: si prova un modello in vasca navale. Perché i risultati siano trasferibili, modello e nave devono avere lo stesso numero di Froude (similitudine di Froude):

    \frac{v_m}{\sqrt{g L_m}} = \frac{v_v}{\sqrt{g L_v}} \;\Rightarrow\; v_m = v_v \sqrt{\frac{L_m}{L_v}}

    Eguagliando Fr, i sistemi d’onda sono simili e la resistenza d’onda si scala correttamente.

    Il problema dei due numeri

    C’è una difficoltà classica: la resistenza d’attrito dipende invece dal numero di Reynolds (Re = \rho v L/\mu), e non si possono eguagliare Froude e Reynolds insieme (richiederebbero velocità del modello incompatibili). La soluzione pratica (metodo di Froude): si misura la resistenza totale del modello allo stesso Fr, si calcola separatamente la resistenza d’attrito con formule basate su Re, e si scala alla nave reale solo la parte d’onda. È il fondamento di tutte le prove navali.

    4. Propulsione ed elica

    Spinta per quantità di moto

    L’elica genera spinta accelerando una massa d’acqua verso poppa (terzo principio di Newton). La spinta è la variazione di quantità di moto:

    T = \dot{m}\,(v_e - v_0)

    con \dot m portata di massa d’acqua, v_e velocità di efflusso, v_0 velocità della nave. Come per il getto, conviene accelerare molta acqua di poco (eliche grandi a giri bassi) per efficienza, piuttosto che poca acqua di molto.

    Passo e scorrimento

    L’elica è una vite: il passo p è l’avanzamento teorico in un giro se avvitasse in un solido. In acqua c’è sempre uno scorrimento (slip), perché l’acqua cede:

    slip = \frac{p\, n - v_0}{p\, n}

    con n giri al secondo. Lo scorrimento è ciò che permette la spinta: un’elica senza scorrimento (v_0 = pn) non spingerebbe, perché non accelererebbe acqua. È l’analogo della ruota che pattina quel tanto che basta a trasmettere forza.

    Cavitazione

    Un limite critico dell’elica è la cavitazione: se la pressione sul dorso delle pale scende sotto la tensione di vapore dell’acqua, si formano bolle di vapore che, collassando a valle, generano rumore, vibrazioni ed erosione delle pale. La cavitazione riduce la spinta e danneggia l’elica: limitarla è un vincolo centrale nel progetto, che impone pale più grandi o giri più bassi.

    5. Potenza e catena dei rendimenti

    Potenza effettiva

    La potenza strettamente necessaria a vincere la resistenza R alla velocità v è la potenza effettiva:

    P_E = R\, v

    È la potenza “utile” all’avanzamento. Ma quella che il motore deve erogare è molto maggiore, perché ogni stadio della catena propulsiva dissipa una parte.

    Catena dei rendimenti

    La potenza al motore è la potenza effettiva divisa per il rendimento totale:

    P_B = \frac{P_E}{\eta_{tot}}, \qquad \eta_{tot} = \eta_{elica}\cdot\eta_{linea}\cdot\eta_{carena}

    Il rendimento totale è il prodotto dei rendimenti dei singoli stadi: l’elica (converte coppia in spinta), la linea d’assi (attriti dei cuscinetti), l’interazione elica-carena (scia ed effetto di risucchio). Poiché si moltiplicano frazioni minori di 1, ogni stadio sottrae potenza, e conviene ottimizzare l’intero sistema, non il singolo componente. È il motivo per cui elica e carena si progettano insieme: il rendimento di carena (la loro interazione) può fare la differenza tra un progetto buono e uno mediocre.

    Note d’uso ed errori comuni

    • La resistenza cresce col quadrato della velocità (e più rapidamente quando domina la resistenza d’onda): la velocità costa.
    • Nelle prove su modello si eguaglia il numero di Froude, non il Reynolds: la resistenza d’attrito si calcola e scala separatamente.
    • Lo scorrimento dell’elica è necessario alla spinta: un’elica senza slip non spinge.
    • La cavitazione limita l’elica: tenere la pressione sul dorso delle pale sopra la tensione di vapore.
    • La potenza al motore è la potenza effettiva divisa per il rendimento totale (prodotto dei rendimenti): molto maggiore di R\,v.
    • Elica e carena vanno progettate insieme: conta l’interazione (rendimento di carena), non solo i singoli rendimenti.

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