Estremi assoluti e problemi di ottimizzazione

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    Mentre i massimi e minimi relativi sono fenomeni locali, gli estremi assoluti (detti anche globali) sono il valore più grande e più piccolo che una funzione assume su tutto un insieme. Sono ciò che conta nei problemi di ottimizzazione: «qual è l’area massima?», «la spesa minima?», «la distanza più breve?».

    Il risultato teorico di riferimento è il teorema di Weierstrass: una funzione continua su un intervallo chiuso e limitato [a,b] ammette sempre massimo e minimo assoluti. La ricerca si riduce allora a una lista finita di candidati:

    1. i punti stazionari interni (dove f'=0);
    2. i punti di non derivabilità interni (angolosi, cuspidi);
    3. gli estremi a e b dell’intervallo.

    Si calcola f in ciascun candidato e si confrontano i valori: il più grande è il massimo assoluto, il più piccolo il minimo. Non serve nemmeno classificare ogni punto come max o min locale: basta il confronto numerico finale.

    Quando il dominio non è un intervallo chiuso (è aperto o illimitato), il teorema non garantisce nulla: occorre esaminare anche i limiti ai bordi o all’infinito per stabilire se l’estremo è raggiunto. I quattro esercizi applicano questo metodo, due in forma astratta e due come problemi applicati, nello spirito dello schema generale.

    Esercizio 1 — Massimo e minimo su un intervallo chiuso

    Determinare massimo e minimo assoluti di

    f(x)=x^3-3x\qquad\text{sull'intervallo } [-2,3].

    1. Applicabilità di Weierstrass

    f è un polinomio, dunque continua; l’intervallo [-2,3] è chiuso e limitato. Il teorema di Weierstrass garantisce l’esistenza di massimo e minimo assoluti: basta trovare i candidati.

    2. Punti stazionari interni

    f'(x)=3x^2-3=3(x^2-1)=0\ \Longrightarrow\ x=\pm1.

    Entrambi -1 e 1 appartengono all’intervallo (-2,3): sono candidati. Non ci sono punti di non derivabilità (il polinomio è derivabile ovunque).

    3. Confronto dei valori

    Valutiamo f nei punti stazionari e agli estremi dell’intervallo:

    xtipof(x)=x^3-3x
    -2estremo sinistro-8+6=-2
    -1stazionario-1+3=2
    1stazionario1-3=-2
    3estremo destro27-9=18

    Confrontando: il valore massimo è 18, raggiunto in x=3; il valore minimo è -2, raggiunto sia in x=-2 sia in x=1.

    \boxed{\max_{[-2,3]}f=f(3)=18,\qquad \min_{[-2,3]}f=-2\ \text{(in }x=-2\text{ e }x=1).}

    Si noti che il massimo assoluto cade su un estremo dell’intervallo (non in un punto stazionario), e il minimo è raggiunto in due punti diversi: un confronto puramente numerico li trova entrambi senza ambiguità.

    4. Grafico

    -2-1123 -4-3-2-112345678910111213141516171819 MAX assolutominminmax locale
    Su [−2, 3]: il massimo assoluto è f(3) = 18 (estremo destro dell'intervallo), il minimo assoluto è −2, raggiunto sia nell'estremo x = −2 sia nel punto stazionario x = 1. Il massimo locale (−1, 2) non è il massimo assoluto.

    Esercizio 2 — Il rettangolo di area massima

    Tra tutti i rettangoli di perimetro 20, determinare quello di area massima.

    1. Impostazione

    Siano x e y i lati. Il vincolo sul perimetro è 2(x+y)=20, cioè x+y=10, da cui y=10-x. L’area da massimizzare è

    A(x)=x\,y=x(10-x)=10x-x^2.

    Il dominio fisico è x\in(0,10) (entrambi i lati positivi). Questo è un intervallo aperto, quindi esaminiamo anche i bordi con i limiti.

    2. Ricerca del massimo

    A'(x)=10-2x=0\ \Longrightarrow\ x=5.

    La derivata seconda A''(x)=-2<0 conferma che x=5 è un massimo. Ai bordi del dominio, A(0^+)\to 0 e A(10^-)\to 0 (rettangoli «degeneri», schiacciati): l’area si annulla. Dunque il massimo è interno, in x=5, con

    A(5)=5\cdot 5=25.

    3. Conclusione

    Il lato y=10-5=5: il rettangolo di area massima è il quadrato di lato 5, con area 25. È un risultato generale: a parità di perimetro, il quadrato massimizza l’area tra tutti i rettangoli.

    4. Grafico

    -11234567891011 -2-112345678910111213141516171819202122232425262728 area max (quadrato)
    Area A(x) = 10x − x² in funzione di un lato, con perimetro fisso 20. Massimo nel vertice della parabola, x = 5 (quadrato di lato 5, area 25). Agli estremi x → 0 e x → 10 il rettangolo degenera e l'area tende a 0.

    Esercizio 3 — Il cilindro di superficie minima

    Tra tutti i cilindri di volume fissato V, determinare quello di superficie totale minima (problema della lattina ottimale).

    1. Impostazione

    Sia r il raggio di base e h l’altezza. Il volume è V=\pi r^2 h (fissato), da cui h=\dfrac{V}{\pi r^2}. La superficie totale (due basi + laterale) è

    S=2\pi r^2+2\pi r h.

    Sostituendo h per ridurre a una sola variabile r>0:

    S(r)=2\pi r^2+2\pi r\cdot\dfrac{V}{\pi r^2}=2\pi r^2+\dfrac{2V}{r}.

    2. Ricerca del minimo

    \begin{aligned} S'(r)=0 &\Longrightarrow 4\pi r-\dfrac{2V}{r^2}=0\\ &\Longrightarrow 4\pi r=\dfrac{2V}{r^2}\\ &\Longrightarrow r^3=\dfrac{V}{2\pi}\\ &\Longrightarrow r=\sqrt[3]{\dfrac{V}{2\pi}}. \end{aligned}

    La derivata seconda S''(r)=4\pi+\dfrac{4V}{r^3}>0 conferma che si tratta di un minimo. Ai bordi del dominio aperto, S\to+\infty sia per r\to 0^+ (il termine \displaystyle \dfrac{2V}{r} esplode) sia per r\to+\infty (il termine 2\pi r^2 esplode): il minimo trovato è quindi assoluto.

    3. La relazione ottimale

    Sostituendo \displaystyle r^3=\dfrac{V}{2\pi} in \displaystyle h=\dfrac{V}{\pi r^2} si ricava, dopo qualche passaggio, h=2r: la lattina di superficie minima ha altezza uguale al diametro di base. È il motivo per cui molti contenitori cilindrici «ottimizzati» hanno proporzioni vicine a questa.

    4. Grafico (con V = 1)

    1 -1123456789101112131415 superficie min
    Superficie S(r) = 2πr² + 2/r in funzione del raggio (volume V = 1). Minimo assoluto in r = ∛(1/2π) ≈ 0,542. La superficie esplode a +∞ sia per r → 0⁺ (basi sottili, cilindro lunghissimo) sia per r → +∞ (cilindro piatto). All'ottimo, h = 2r.

    Esercizio 4 — Estremi assoluti con punti non derivabili

    Determinare massimo e minimo assoluti di

    f(x)=|x^2-1|\qquad\text{sull'intervallo } [-2,2].

    Il valore assoluto introduce punti di non derivabilità, che vanno inclusi tra i candidati.

    1. Applicabilità e riscrittura

    f è continua (composizione di funzioni continue) e [-2,2] è chiuso e limitato: Weierstrass si applica. Eliminiamo il modulo: x^2-1\geq 0 per |x|\geq 1, quindi

    f(x)=\begin{cases} x^2-1 & \text{se } |x|\geq 1,\\ 1-x^2 & \text{se } |x|<1.\end{cases}

    2. Candidati: stazionari, non derivabili, estremi

    Punti stazionari interni. Derivando: f'=2x per |x|>1 (si annulla in x=0, che però sta in |x|<1: non valido lì) e f'=-2x per |x|<1 (si annulla in x=0, valido). Quindi unico stazionario interno: x=0.

    Punti di non derivabilità. Nei raccordi x=\pm1 (dove l’argomento del modulo si annulla) le derivate laterali differiscono: x=\pm1 sono punti angolosi, candidati a tutti gli effetti.

    Estremi dell’intervallo: x=\pm2.

    3. Confronto dei valori

    xtipof(x)=\lvert x^2-1\rvert
    -2estremo\lvert 4-1\rvert=3
    -1angoloso0
    0stazionario\lvert -1\rvert=1
    1angoloso0
    2estremo3

    Il massimo assoluto è 3 (in x=\pm2); il minimo assoluto è 0 (in x=\pm1, i punti angolosi).

    \boxed{\max_{[-2,2]}f=3\ \text{(in }x=\pm2\text{)},\qquad \min_{[-2,2]}f=0\ \text{(in }x=\pm1\text{)}.}

    Lezione chiave: il minimo assoluto è raggiunto proprio nei punti angolosi, dove la funzione non è derivabile. Se li avessimo dimenticati cercando solo gli zeri di f', avremmo mancato il minimo.

    4. Grafico

    -2-112 123 MAXMAXmin (angolo)min (angolo)max locale
    Su [−2, 2]: massimo assoluto 3 negli estremi x = ±2, minimo assoluto 0 nei punti angolosi x = ±1 (dove f non è derivabile). Il massimo locale (0, 1) non è assoluto. I candidati includono stazionari, punti angolosi ed estremi.

    Sintesi: il metodo per gli estremi assoluti

    Per trovare gli estremi assoluti di una funzione continua su un intervallo chiuso [a,b]:

    1. Elenca i candidati: punti stazionari interni (f'=0), punti di non derivabilità interni (angolosi, cuspidi), e gli estremi a, b.
    2. Calcola f in ogni candidato.
    3. Confronta i valori: il massimo è il più grande, il minimo il più piccolo. Possono essere raggiunti in più punti.

    Per i problemi di ottimizzazione si aggiunge una fase iniziale di modellizzazione:

    1. scrivere la grandezza da ottimizzare e il vincolo;
    2. usare il vincolo per ridurre tutto a una sola variabile;
    3. determinare il dominio fisico (di solito un intervallo, spesso aperto);
    4. cercare l’estremo con la derivata, controllando i bordi del dominio (con i limiti, se è aperto) per accertarsi che l’estremo trovato sia davvero assoluto.

    L’errore più comune è dimenticare un tipo di candidato — tipicamente gli estremi dell’intervallo o i punti non derivabili — e concludere con un estremo sbagliato. Il confronto va sempre fatto sull’intera lista.

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