Questo formulario è costruito come compendio commentato di Analisi Matematica I per ingegneria. Non è un elenco di rimandi: ogni formula viene riportata insieme al suo significato, alle ipotesi minime e al modo corretto di leggerla.
Le formule valgono sempre nel contesto indicato. Quando una funzione compare in un teorema si sottintende che siano soddisfatte le ipotesi di dominio, continuità, derivabilità o integrabilità dichiarate accanto alla formula: togliere una sola ipotesi può cambiare completamente la conclusione.
Prerequisiti 1. Logica, insiemi e quantificatori
Appartenenza, inclusione, unione e intersezione
Il simbolo dice che è un elemento dell’insieme ; non dice che sia un sottoinsieme. Il simbolo dice invece che ogni elemento di appartiene anche a . L’unione raccoglie gli elementi che stanno in almeno uno dei due insiemi; l’intersezione raccoglie solo gli elementi comuni. In analisi questi simboli servono continuamente per definire domini, intervalli, intorni, immagini e insiemi di soluzioni.
Differenza, complementare e leggi di De Morgan
La differenza conserva gli elementi di che non appartengono a . Il complementare dipende sempre dall’universo in cui si sta lavorando: per esempio il complementare di un intervallo cambia se l’universo è oppure . Le leggi di De Morgan traducono la negazione di una frase con “oppure” in una frase con “e”, e viceversa; sono indispensabili quando si nega una definizione con quantificatori, come la definizione di limite.
Quantificatori
Il quantificatore significa “per ogni”: la proprietà deve valere per tutti gli elementi ammessi, senza eccezioni. Il quantificatore significa “esiste almeno un”: basta trovare un elemento che soddisfi la proprietà. Negare una frase universale non significa dimostrare che tutto è falso, ma trovare almeno un controesempio. Questa distinzione è decisiva in limiti, continuità, successioni e teoremi di esistenza.
Implicazione e doppia implicazione
significa che, ogni volta che è vera, allora è vera. Non significa che implichi automaticamente . La doppia implicazione afferma entrambe le direzioni e quindi consente di usare e come condizioni equivalenti. Molti criteri in analisi sono implicazioni, non equivalenze: usarli al contrario è uno degli errori più frequenti.
Prodotto cartesiano e relazioni
Il prodotto cartesiano contiene coppie ordinate. La coppia è diversa da , salvo casi particolari. Una relazione tra e è un sottoinsieme di ; una funzione è una relazione speciale in cui a ogni elemento del dominio è associato uno e un solo valore. Questa idea spiega perché una curva come non è sempre il grafico di una funzione .
Prerequisiti 2. Numeri reali, ordine e valore assoluto
Insiemi numerici fondamentali
I naturali servono per contare e indicizzare successioni; gli interi includono i segni; i razionali sono rapporti di interi; i reali riempiono la retta senza buchi; i complessi estendono i reali introducendo l’unità immaginaria. Analisi I vive principalmente in , ma usa spesso per successioni e serie, e richiama per radici e fattorizzazioni.
Intervalli della retta reale
Le parentesi tonde escludono gli estremi, le parentesi quadre li includono. L’intervallo è aperto, è chiuso e limitato. Questa distinzione non è formale: molti teoremi, come Weierstrass, richiedono un intervallo chiuso e limitato; su un intervallo aperto la stessa conclusione può fallire.
Valore assoluto come distanza
Il valore assoluto non misura il segno, ma la distanza da zero. Perciò misura quanto è lontano da . Questa lettura geometrica è la base degli intorni e della definizione epsilon-delta di limite: chiedere significa costringere a stare dentro un intervallo centrato in e di raggio .
Disequazioni con valore assoluto
Quando , una disequazione del tipo descrive tutti i punti della retta che distano da meno di . La versione con include anche i due estremi. Se , la disuguaglianza stretta non ha soluzioni, mentre impone .
Disuguaglianza triangolare
La prima formula dice che la lunghezza della somma non supera la somma delle lunghezze. La seconda, detta disuguaglianza triangolare inversa, controlla quanto possono differire due distanze. Entrambe sono strumenti di stima: servono per maggiorare errori, dimostrare convergenze e separare termini complicati in termini più semplici.
Estremo superiore e inferiore
significa che è il più piccolo dei maggioranti di : ogni elemento di è minore o uguale a , e nessun numero più piccolo di ha ancora questa proprietà. Analogamente, è il più grande dei minoranti. Il massimo e il minimo, invece, devono appartenere all’insieme. Per esempio ha estremo superiore e inferiore , ma non ha né massimo né minimo.
Completezza dei reali
La completezza è la proprietà che rende adatto all’analisi: ogni insieme non vuoto e limitato superiormente possiede un estremo superiore reale. Nei razionali questa proprietà fallisce. Molti risultati fondamentali, come l’esistenza di limiti per successioni monotone limitate e il teorema degli zeri, dipendono da questa assenza di “buchi” nella retta reale.
Principio di Archimede
Per quanto grande sia un numero reale , esiste sempre un naturale più grande. Questa proprietà permette di trasformare richieste di piccolezza in stime con : per esempio, scegliendo abbastanza grande, si può rendere minore di qualunque soglia positiva fissata.
Prerequisiti 3. Algebra elementare
Prodotti notevoli
Queste identità sono uguaglianze valide per ogni valore ammesso delle lettere. Non sono regole mnemoniche isolate: servono per semplificare espressioni, razionalizzare differenze, scomporre polinomi e preparare limiti in forma indeterminata.
Potenze con esponente intero
Le regole delle potenze valgono con le ipotesi indicate. La divisione richiede perché non si può dividere per zero. Quando si passa a esponenti razionali o reali, occorre controllare anche il segno della base: in ambito reale, richiede .
Radici e razionalizzazione
La prima regola richiede radicandi non negativi nel campo reale. La seconda identità si ottiene moltiplicando per il coniugato e serve spesso nei limiti: trasforma una differenza di radici, difficile da stimare, in un rapporto dove compare il fattore in modo esplicito.
Equazione di secondo grado
La quantità decide il numero di soluzioni reali: due se , una doppia se , nessuna reale se . Nei complessi le soluzioni esistono comunque. In analisi questa formula compare nello studio del segno di polinomi, nella ricerca di zeri e nella scomposizione di funzioni razionali.
Fattorizzazione tramite radici
La formula è pienamente valida quando il polinomio di grado ha, contando le molteplicità, tutte le radici nel campo considerato. Una radice multipla compare più volte. Fattorizzare significa riscrivere una somma di potenze come prodotto: è un passaggio chiave per semplificare frazioni algebriche e studiare segni.
Fattoriale e coefficiente binomiale
Per convenzione . Il coefficiente binomiale conta i modi di scegliere oggetti tra senza ordine, ma in analisi compare anche nello sviluppo delle potenze e nelle formule di Taylor. È definito per quando sono interi naturali.
Binomio di Newton
La sommatoria compatta tutti i termini dello sviluppo di . L’indice conta quante volte si prende scegliendo tra gli fattori; perciò compare con esponente . Questa formula è alla base di molte stime asintotiche e del collegamento tra polinomi e derivate successive.
Prerequisiti 4. Funzioni, dominio e grafici
Funzione, dominio, codominio e immagine
Una funzione assegna a ogni del dominio uno e un solo valore nel codominio . L’immagine è l’insieme dei valori effettivamente assunti, che può essere più piccolo del codominio. Il dominio non è un dettaglio amministrativo: determina dove la formula ha senso e dove possono essere applicati limiti, derivate e integrali.
Dominio naturale di una formula
Queste condizioni sono vincoli di esistenza reale. Una radice quadrata richiede radicando non negativo; un denominatore non può annullarsi; un logaritmo reale richiede argomento positivo. Prima di studiare una funzione bisogna sempre stabilire il dominio, perché ogni conclusione vale solo lì.
Composizione di funzioni
La composizione applica prima e poi . È definita solo per gli per cui appartiene al dominio di . Questa condizione è spesso la parte più delicata: non basta che sia definita, bisogna anche che il suo valore sia accettabile come ingresso per .
Funzione iniettiva, suriettiva e biiettiva
Una funzione iniettiva non assume lo stesso valore in due punti distinti del dominio. Una funzione suriettiva raggiunge ogni punto del codominio. Una funzione biiettiva è sia iniettiva sia suriettiva e ammette un’inversa definita su tutto il codominio. In Analisi I l’iniettività si riconosce spesso tramite monotonia stretta.
Funzione inversa
La funzione inversa scambia il ruolo di ingresso e uscita. Esiste come funzione solo se è biiettiva tra dominio e immagine, oppure se si restringe opportunamente il dominio. Per esempio non è invertibile su tutta , ma lo è su , dove l’inversa è .
Trasformazioni elementari del grafico
trasla il grafico verso destra se ; lo trasla verticalmente; comprime o dilata orizzontalmente; comprime, dilata o ribalta verticalmente. Queste trasformazioni aiutano a leggere rapidamente funzioni composte senza ricalcolare tutto da zero.
Prerequisiti 5. Esponenziali, logaritmi e trigonometria
Esponenziale reale
Per e , la funzione è definita per ogni reale ed è sempre positiva. Se è crescente; se è decrescente. L’esponenziale naturale è il caso centrale dell’analisi perché la sua derivata coincide con se stessa.
Logaritmo
I logaritmi sono definiti solo per argomenti positivi. La base deve essere positiva e diversa da . Il logaritmo trasforma prodotti in somme e potenze in prodotti: per questo è utile quando compaiono esponenti variabili, ordini di grandezza o limiti con potenze.
Relazione tra esponenziale e logaritmo
Le due formule esprimono il fatto che e sono funzioni inverse. La prima richiede perché non esiste nei reali per . La seconda vale per ogni reale perché è sempre positivo.
Identità trigonometriche fondamentali
La prima identità deriva dalla circonferenza goniometrica ed è valida per ogni . La seconda richiede , perché . In limiti, derivate e integrali, queste identità servono per semplificare espressioni e trasformare funzioni trigonometriche in forme più maneggevoli.
Formule di addizione
Queste formule spiegano come si comportano seno e coseno rispetto alla somma degli angoli. Non sono intercambiabili: il seno della somma ha il segno più tra i prodotti, mentre il coseno della somma ha il segno meno nel secondo termine. Sono usate per ricavare formule di duplicazione, derivare identità e risolvere integrali trigonometrici.
Angoli notevoli
Gli angoli si misurano in radianti quando si fa analisi. Questa scelta non è estetica: formule come e sono vere in questa forma solo se è espresso in radianti.
Funzioni trigonometriche inverse
Le inverse trigonometriche richiedono una restrizione del codominio per essere funzioni. e sono definite per , mentre è definita per ogni reale. Gli intervalli indicati sono i valori principali scelti per rendere l’inversa univoca.
Prerequisiti 6. Numeri complessi essenziali
Forma algebrica
Un numero complesso ha parte reale e parte immaginaria . Il simbolo è definito dalla relazione , che nei reali non ha soluzione. La forma algebrica è comoda per sommare e moltiplicare numeri complessi.
Coniugato e modulo
Il coniugato cambia il segno della parte immaginaria. Il modulo è la distanza del punto dall’origine del piano complesso. La formula permette di dividere per numeri complessi eliminando l’unità immaginaria dal denominatore.
Forma trigonometrica ed esponenziale
è il modulo, mentre è un argomento, cioè un angolo che individua la direzione del numero complesso nel piano. La scrittura è compatta e diventa potentissima per potenze, radici e oscillazioni.
Formula di De Moivre
La formula vale per interi e trasforma una potenza complessa in una rotazione di angolo moltiplicato per . È utile quando si calcolano potenze e radici di numeri complessi, e prepara il linguaggio che ricompare in serie, segnali e modelli oscillatori.
1. Successioni reali
Definizione di successione
Una successione è una funzione definita sui naturali. L’indice non è una variabile reale continua: assume valori discreti. Studiare una successione significa capire il comportamento dei termini quando l’indice cresce indefinitamente.
Limite finito di una successione
La distanza misura quanto il termine è vicino al numero . La definizione dice che, qualunque precisione positiva si richieda, da un certo indice in poi tutti i termini restano entro quella precisione. Non è necessario che i primi termini siano vicini al limite: conta solo la coda della successione.
Successione divergente a infinito
Qui non si cerca un numero limite. Si chiede invece che la successione superi definitivamente qualunque soglia positiva . “Definitivamente” significa “da un certo indice in poi”, non “per tutti gli indici”. La divergenza a si definisce analogamente imponendo .
Unicità del limite
Una successione convergente non può convergere a due numeri diversi. La ragione intuitiva è che due punti distinti della retta possono essere separati da intorni disgiunti; una stessa coda della successione non può stare definitivamente in entrambi.
Successione limitata
Una successione è limitata se tutti i suoi termini restano dentro l’intervallo . Ogni successione convergente è limitata, ma non ogni successione limitata converge: per esempio resta tra e , ma oscilla senza limite.
Algebra dei limiti
Se due successioni convergono, allora si possono sommare e moltiplicare i limiti. Per il quoziente serve in più e definitivamente. Queste regole sono potenti, ma non risolvono forme indeterminate come , o .
Permanenza del segno
Se il limite è strettamente positivo, allora i termini della successione diventano definitivamente positivi. Non si può sostituire con : una successione che tende a zero può avere termini positivi, negativi o alternati.
Teorema dei carabinieri
La successione è “stretta” tra due successioni che hanno lo stesso limite. Se le due barriere si chiudono su , anche deve convergere a . È uno strumento essenziale quando non si riesce a calcolare direttamente il limite ma si riesce a stimarlo.
Successioni monotone
Una successione crescente non diminuisce mai; una decrescente non aumenta mai. “Crescente” spesso significa non decrescente, mentre “strettamente crescente” richiede . La monotonia non garantisce da sola la convergenza: serve anche una limitazione.
Teorema di convergenza monotona
Una successione crescente e bloccata dall’alto non può oscillare né scappare a infinito; converge al più piccolo numero che la maggiora. Per successioni decrescenti e inferiormente limitate vale la versione simmetrica con l’estremo inferiore.
Numero di Nepero
Questa formula definisce il numero come limite di capitalizzazione composta. È il ponte tra successioni, esponenziali e calcolo differenziale. Il fatto che il limite esista e sia finito non è ovvio: dipende dalla monotonia e dalla limitatezza di opportune successioni.
Sottosuccessioni
Una sottosuccessione si ottiene scegliendo alcuni termini della successione originale, mantenendo l’ordine degli indici. Se , allora ogni sottosuccessione converge allo stesso . Se invece si trovano due sottosuccessioni con limiti diversi, la successione originale non converge.
Criterio di Cauchy per successioni
Il criterio di Cauchy non cita il valore del limite. Chiede che i termini della coda siano tutti vicini tra loro. Nei reali è equivalente alla convergenza grazie alla completezza; in spazi non completi questa equivalenza può fallire.
2. Serie numeriche
Serie e somme parziali
Una serie non è una somma infinita già eseguita: è la successione delle somme parziali . Dire che la serie converge significa dire che la successione ha limite finito. Il valore della serie, quando esiste, è proprio quel limite.
Condizione necessaria di convergenza
Il termine generale deve tendere a zero. La condizione è necessaria ma non sufficiente: se non tende a zero, la serie diverge; se tende a zero, la serie può comunque divergere, come accade per la serie armonica.
Serie geometrica
La serie geometrica converge solo quando la ragione ha modulo minore di . Se , i termini non si annullano nel modo richiesto oppure oscillano senza produrre somme parziali convergenti. Questa serie è il modello di riferimento per confronti e sviluppi in serie.
Serie armonica e serie armonica generalizzata
La serie armonica diverge pur avendo termine generale che tende a zero. La serie -armonica distingue il ruolo dell’esponente: solo una decrescita più rapida di garantisce la convergenza. Questo risultato è spesso usato come scala di confronto.
Serie telescopica
In una serie telescopica molti termini si cancellano a coppie. Per passare alla serie infinita si deve poi studiare il limite di . Il calcolo finito delle somme parziali è la parte facile; la convergenza dipende dal comportamento della coda.
Criterio del confronto
Per serie a termini non negativi, una serie più piccola di una serie convergente converge. Simmetricamente, se e diverge, allora diverge anche . Il criterio funziona perché le somme parziali sono monotone.
Confronto asintotico
Due termini generali asintoticamente proporzionali producono serie con lo stesso comportamento: convergono entrambe o divergono entrambe. La condizione è essenziale; se il limite è zero o infinito il criterio va interpretato come confronto unilaterale, non come equivalenza automatica.
Criterio del rapporto
Il rapporto confronta un termine con il successivo. È molto efficace con fattoriali, potenze e prodotti. Quando non bisogna dedurre nulla: esistono serie convergenti e divergenti con rapporto limite uguale a .
Criterio della radice
La radice ennesima misura il comportamento esponenziale del termine generale. È naturale quando contiene potenze con esponente . Anche qui il caso non decide il carattere della serie.
Criterio dell’integrale
Il criterio confronta la somma discreta con l’area sotto il grafico di una funzione positiva e decrescente. La decrescenza impedisce che la funzione abbia picchi tra un intero e l’altro. È il metodo classico per studiare le serie -armoniche e molte serie con logaritmi.
Criterio di Leibniz
Una serie alternata converge se le ampiezze dei termini decrescono a zero. Il segno alternato provoca compensazioni progressive. Il criterio non afferma convergenza assoluta, ma solo convergenza della serie alternata.
Convergenza assoluta e semplice
La convergenza assoluta è più forte della convergenza semplice. Se la serie dei moduli converge, allora le cancellazioni di segno non sono necessarie per ottenere una somma finita. Una serie può convergere senza convergere assolutamente: in quel caso si parla di convergenza semplice o condizionata.
Resto di una serie convergente
Il resto misura l’errore commesso fermando la serie alla somma parziale . In applicazioni ingegneristiche è spesso più importante stimare che conoscere la somma esatta, perché ogni calcolo numerico usa un numero finito di termini.
3. Limiti di funzioni reali
Intorno di un punto
Un intorno di è un intervallo aperto centrato in . Il raggio indica quanto ci si può allontanare dal centro. I limiti descrivono il comportamento di una funzione in intorni sempre più piccoli del punto, non necessariamente nel punto stesso.
Punto di accumulazione
è punto di accumulazione di se ogni intorno di contiene punti di diversi da . Questa condizione è necessaria per parlare di limite di per lungo : devono esistere punti del dominio arbitrariamente vicini ad .
Limite finito in un punto
La condizione esclude il punto : il limite riguarda i valori vicino ad , non necessariamente il valore in . La quantità controlla quanto deve essere vicino ad ; la quantità è la precisione richiesta sui valori della funzione. Per ogni precisione deve esistere un raggio di controllo adeguato.
Limite infinito in un punto
Il valore della funzione cresce oltre ogni soglia quando si avvicina ad . Non significa che sia infinito: spesso non è neppure definita. Il caso si ottiene sostituendo con .
Limite per che tende all’infinito
Qui non ci si avvicina a un punto, ma si manda verso destra senza limite. La soglia svolge il ruolo che aveva nei limiti in un punto: oltre , la funzione deve restare vicina a .
Limiti destro e sinistro
Il limite sinistro usa solo valori ; il limite destro usa solo valori . Il limite bilatero esiste se e solo se esistono entrambi i limiti laterali e sono uguali. Se sono diversi, la funzione può avere un salto oppure comportamenti incompatibili ai due lati.
Teorema ponte successioni-funzioni
Il limite di funzione può essere testato lungo tutte le successioni che tendono al punto. Per dimostrare che un limite non esiste basta trovare due successioni ammissibili che portano a limiti diversi. Per dimostrare che esiste, invece, bisogna controllare tutte le possibili successioni, oppure usare una definizione o un teorema equivalente.
Algebra dei limiti di funzioni
Le regole algebriche valgono quando i limiti coinvolti sono finiti oppure quando le operazioni con infiniti sono determinate. Non si applicano automaticamente alle forme indeterminate. Per il rapporto serve e in un intorno bucato del punto.
Forme indeterminate principali
Una forma indeterminata non è un risultato: è un avviso. Significa che le informazioni sui singoli fattori non bastano a determinare il limite dell’espressione composta. Bisogna trasformare l’espressione, usare equivalenti, Taylor, razionalizzazioni, confronti o teoremi specifici.
Limiti notevoli trigonometrici
Questi limiti valgono con espresso in radianti. Sono formule locali: descrivono il comportamento vicino a zero. Permettono di sostituire e con al primo ordine, mentre è dell’ordine di .
Limiti notevoli esponenziali e logaritmici
Le prime due formule dicono che, vicino a zero, e si comportano come . La terza è una forma continua della definizione di . In tutti i casi bisogna rispettare i domini: richiede .
Equivalenza asintotica
Dire che è equivalente a significa che il loro rapporto tende a . Gli equivalenti possono essere sostituiti in prodotti e quozienti, ma non in somme dove termini dello stesso ordine possono cancellarsi. Questa cautela evita molti errori nei limiti.
O piccolo
significa che è trascurabile rispetto a vicino al punto considerato. Non significa che sia zero, ma che diventa molto più piccola di in termini relativi. Per esempio per , mentre è falso.
Gerarchia degli infiniti
Logaritmi, potenze, esponenziali e fattoriali crescono con velocità molto diverse. La gerarchia indica che il logaritmo è più lento di ogni potenza positiva; ogni potenza è più lenta di un’esponenziale con base maggiore di ; molte esponenziali sono più lente del fattoriale. Queste relazioni servono per confrontare successioni e serie.
4. Continuità
Continuità in un punto
La continuità richiede tre cose: deve esistere, il limite per deve esistere, e i due valori devono coincidere. Se manca anche una sola di queste condizioni, la funzione non è continua in .
Continuità su un insieme
Essere continua su significa non avere rotture in nessun punto del dominio considerato. Se ha estremi, la continuità agli estremi si interpreta con limiti laterali interni al dominio.
Operazioni con funzioni continue
Somma, prodotto e composizione preservano la continuità. Il quoziente è continuo nei punti in cui non si annulla. Questa regola permette di riconoscere la continuità di molte funzioni elementari senza tornare ogni volta alla definizione epsilon-delta.
Classificazione delle discontinuità
Per classificare una discontinuità si confrontano limite sinistro, limite destro e valore della funzione. Se i limiti laterali sono finiti e uguali ma diversi da , la discontinuità è eliminabile. Se i limiti laterali sono finiti ma diversi, è un salto. Se almeno un limite laterale è infinito o non esiste, la discontinuità è più grave.
Teorema degli zeri
Una funzione continua che assume valori di segno opposto agli estremi deve attraversare lo zero. L’ipotesi di continuità è essenziale: una funzione con salto potrebbe passare da valori negativi a positivi senza assumere il valore zero.
Teorema dei valori intermedi
La funzione continua assume tutti i valori intermedi tra quelli agli estremi. Il teorema degli zeri è un caso particolare con . Questa proprietà è alla base dell’esistenza di soluzioni per equazioni non risolvibili esplicitamente.
Teorema di Weierstrass
Una funzione continua su un intervallo chiuso e limitato assume massimo e minimo assoluti. Le parole “chiuso e limitato” non sono ornamentali: su la funzione è continua ma non ha massimo, e su la funzione non ha né massimo né minimo.
Continuità uniforme
La continuità uniforme usa un unico valido per tutte le coppie di punti del dominio. È più forte della continuità punto per punto, dove può dipendere dal punto. Su un intervallo chiuso e limitato ogni funzione continua è uniformemente continua.
5. Derivate e calcolo differenziale
Derivata in un punto
Il rapporto incrementale misura la variazione media di tra e . La derivata è il limite di questa variazione media quando l’incremento tende a zero. Geometricamente è il coefficiente angolare della tangente al grafico; fisicamente è una velocità istantanea quando descrive una grandezza nel tempo.
Retta tangente
La tangente è la migliore approssimazione lineare della funzione vicino ad , quando la derivata esiste. Il termine fissa il punto di passaggio; il coefficiente fissa l’inclinazione. Questa formula è il primo caso dello sviluppo di Taylor.
Derivabilità implica continuità
La derivabilità è più forte della continuità. Se una funzione ha derivata in un punto, allora non può avere salto in quel punto. Il contrario è falso: è continua in , ma non è derivabile in perché le pendenze laterali sono diverse.
Derivate laterali
Una funzione è derivabile in se le due derivate laterali esistono finite e coincidono. Se sono diverse, il grafico ha un punto angoloso; se una è infinita, può esserci una tangente verticale o una cuspide a seconda del comportamento laterale.
Linearità della derivata
La derivata di una combinazione lineare è la stessa combinazione lineare delle derivate. Le costanti e escono dalla derivata. Questa proprietà permette di derivare polinomi e somme di funzioni termine per termine.
Prodotto e quoziente
La derivata del prodotto non è il prodotto delle derivate: bisogna derivare un fattore alla volta e sommare i contributi. La formula del quoziente richiede che il denominatore non si annulli. Il segno meno al numeratore è essenziale e deriva dalla derivata di .
Regola della catena
Quando una funzione è composta, si deriva la funzione esterna valutata nella funzione interna e si moltiplica per la derivata della funzione interna. La formula misura come una variazione di si trasmette prima a e poi a .
Derivata della funzione inversa
L’inversa scambia asse orizzontale e verticale, quindi la pendenza si inverte. La formula richiede che sia invertibile localmente e che la derivata non sia nulla: se , la tangente orizzontale diventerebbe una tangente verticale per l’inversa.
Derivate elementari
La derivata di una potenza abbassa l’esponente di uno e moltiplica per l’esponente originario. L’esponenziale naturale è l’unica funzione, a fattore costante vicino, che coincide con la propria derivata. Il logaritmo ha derivata , quindi cresce sempre più lentamente al crescere di .
Derivate trigonometriche
Queste formule valgono con argomento in radianti. La derivata del coseno ha segno negativo perché il coseno diminuisce vicino a zero. La derivata della tangente è definita solo dove , cioè dove la tangente stessa è definita.
Derivate delle inverse trigonometriche
Le prime due formule valgono per , perché agli estremi il denominatore si annulla. La derivata di è negativa perché l’arccoseno è decrescente. L’arcotangente è invece definita e derivabile su tutta la retta reale.
Derivate di ordine superiore
La seconda derivata misura la variazione della derivata prima. Se rappresenta una posizione, è la velocità e è l’accelerazione. In studio di funzione, aiuta a riconoscere concavità, convessità e flessi.
Differenziale
Il differenziale esprime l’approssimazione lineare della variazione di quando cambia di una piccola quantità . Non è una formula magica per trattare simboli separati senza criterio: è la forma lineare che approssima l’incremento al primo ordine.
6. Teoremi fondamentali del calcolo differenziale
Teorema di Fermat
In un estremo locale interno, se il grafico ha tangente, quella tangente deve essere orizzontale. Il teorema dà una condizione necessaria, non sufficiente: non garantisce che sia un massimo o un minimo.
Teorema di Rolle
Se una funzione continua torna allo stesso valore agli estremi ed è derivabile all’interno, allora da qualche parte ha tangente orizzontale. Le ipotesi distinguono il comportamento agli estremi, dove basta la continuità, da quello interno, dove serve la derivabilità.
Teorema di Lagrange
La derivata in almeno un punto uguaglia la pendenza della secante tra gli estremi. È il ponte tra variazione media e variazione istantanea. Da questo teorema discendono monotonia, stime di incremento e molte disuguaglianze.
Conseguenza: funzione costante
Se la derivata è nulla ovunque in un intervallo, non c’è variazione locale e quindi non c’è variazione globale. L’intervallo è importante: su domini spezzati una funzione può essere costante su ogni pezzo e assumere costanti diverse.
Monotonia tramite derivata
Se la derivata è non negativa, le tangenti non hanno pendenza negativa e la funzione non decresce. Se ovunque, la funzione è strettamente crescente; l’implicazione inversa richiede attenzione, perché una funzione strettamente crescente può avere derivata nulla in alcuni punti.
Teorema di Cauchy
Il teorema di Cauchy generalizza Lagrange confrontando due funzioni. Richiede continuità su e derivabilità su per entrambe, con condizioni opportune su . È la base teorica della regola di de l’Hôpital.
Regola di de l’Hôpital
La formula si può usare, sotto ipotesi precise, per forme o . Non dice che ogni quoziente può essere derivato sopra e sotto. Bisogna verificare che e tendano entrambe a zero oppure entrambe a infinito, che siano derivabili in un intorno bucato e che non si annulli lì.
7. Studio di funzione
Dominio e simmetrie
Una funzione pari ha grafico simmetrico rispetto all’asse verticale; una funzione dispari ha simmetria rispetto all’origine. Riconoscere una simmetria dimezza spesso il lavoro, ma prima bisogna controllare che il dominio sia simmetrico rispetto a zero.
Zeri e segno
Gli zeri sono i punti in cui il grafico incontra l’asse orizzontale. Lo studio del segno divide il dominio in regioni dove la funzione è sopra o sotto l’asse. È una fase strutturale: senza segno, monotonia e grafico restano informazione incompleta.
Asintoto verticale
Se almeno uno dei limiti laterali è infinito, la retta è un asintoto verticale. Il punto di solito non appartiene al dominio, ma può anche appartenervi con comportamento laterale divergente. È importante indicare il verso: a sinistra e a destra la funzione può divergere con segni diversi.
Asintoto orizzontale
L’asintoto orizzontale descrive il valore verso cui il grafico si stabilizza all’infinito. Possono esistere due asintoti orizzontali diversi, uno per e uno per . L’esistenza di un asintoto orizzontale esclude un asintoto obliquo nello stesso verso.
Asintoto obliquo
Se e esistono finiti e , la retta è un asintoto obliquo. Il coefficiente misura la pendenza finale del grafico, mentre corregge lo scarto verticale residuo.
Massimi e minimi locali
I punti con derivata nulla sono candidati a estremi locali, non estremi garantiti. Bisogna confrontare il segno di a sinistra e a destra, oppure usare derivate successive. Un estremo può trovarsi anche in un punto non derivabile o agli estremi del dominio.
Criterio della derivata prima
Se passa da negativa a positiva, si ha invece un minimo locale. Il criterio legge la funzione come movimento: crescente prima e decrescente poi produce un massimo; decrescente prima e crescente poi produce un minimo.
Concavità e convessità tramite derivata seconda
Quando è positiva, la derivata prima cresce e il grafico piega verso l’alto. Quando è negativa, la derivata prima decresce e il grafico piega verso il basso. Le disuguaglianze vanno intese sull’intervallo considerato.
Flesso
Un flesso è un cambiamento di concavità. La condizione da sola non basta: bisogna verificare il cambio di segno della concavità oppure usare criteri più raffinati. Il punto di flesso può avere tangente orizzontale, obliqua o verticale.
8. Formula di Taylor e approssimazioni
Polinomio di Taylor
Il polinomio di Taylor di grado approssima vicino ad usando il valore della funzione e delle sue prime derivate in . Il termine è , perché e . Più derivate si includono, più informazioni locali vengono incorporate.
Formula di Taylor con resto di Peano
Il resto di Peano dice che l’errore è trascurabile rispetto a quando tende ad . È la forma più usata nei limiti perché consente di sostituire una funzione con il suo polinomio dominante, controllando l’ordine dell’errore.
Formula di Taylor con resto di Lagrange
Qui è un punto compreso tra e . Questa forma non dà di solito il valore esplicito di , ma permette di stimare l’errore se si conosce un maggiorante della derivata di ordine . È utile quando l’approssimazione deve avere una precisione certificata.
Sviluppi notevoli in zero
Questi sviluppi sono centrati in zero, quindi descrivono il comportamento locale per . L’esponenziale contiene tutte le potenze; seno contiene solo potenze dispari; coseno solo potenze pari. I segni alternati di seno e coseno derivano dalle derivate successive.
Logaritmo e potenza generalizzata
Il logaritmo richiede ; lo sviluppo è locale vicino a zero. Nella potenza generalizzata, può essere reale e i coefficienti generalizzano quelli binomiali. Questi sviluppi sono fondamentali per limiti con logaritmi, radici e potenze non intere.
Uso corretto negli ordini
Se il primo termine non nullo dello sviluppo ha ordine , allora il comportamento locale di è governato da quel termine. Il coefficiente decide il segno vicino al punto quando è pari o dispari, e l’ordine decide la rapidità con cui la funzione si annulla.
9. Integrale di Riemann e primitive
Somme di Riemann
Una somma di Riemann approssima l’area orientata sotto il grafico dividendo l’intervallo in piccoli sottointervalli. è la lunghezza del sottointervallo, mentre è un punto scelto al suo interno. Il limite di queste somme, quando esiste ed è indipendente dalle scelte, è l’integrale definito.
Integrale definito
L’integrale definito misura accumulo: area orientata, massa distribuita, lavoro, carica, quantità totale a partire da una densità. Se è positiva, l’integrale è area geometrica; se cambia segno, le parti sotto l’asse contribuiscono negativamente.
Linearità dell’integrale
L’integrale distribuisce su somme e costanti. Questa proprietà riflette l’additività dell’accumulo: sommare densità prima o sommare accumuli dopo porta allo stesso risultato, purché le funzioni siano integrabili.
Additività rispetto all’intervallo
L’intervallo può essere spezzato in parti. La formula vale quando è compreso tra e e le funzioni sono integrabili sui tratti considerati. È utile per gestire funzioni definite a tratti o cambi di segno.
Monotonia dell’integrale
Se una funzione sta sempre sotto un’altra, anche il suo accumulo totale non supera quello dell’altra. Questa proprietà è alla base delle stime integrali e dei criteri di confronto per integrali impropri.
Stima con il massimo
La prima disuguaglianza dice che le cancellazioni di segno possono solo ridurre il modulo dell’integrale. La seconda maggiora l’area usando il rettangolo di base e altezza pari al massimo di . È una stima grezza ma robusta.
Media integrale
La media integrale è il valore costante che produrrebbe lo stesso accumulo totale sull’intervallo. Se è continua, esiste almeno un punto tale che . Questo collega l’integrale a un valore effettivo della funzione.
Primitiva
Una primitiva è una funzione la cui derivata è . Le primitive non sono uniche: se è una primitiva, allora lo è per ogni costante . Per questo negli integrali indefiniti compare sempre una costante arbitraria.
Integrale indefinito
L’integrale indefinito rappresenta la famiglia di tutte le primitive di . Non ha estremi di integrazione e non restituisce un numero, ma una classe di funzioni. La costante è indispensabile perché la derivata di una costante è zero.
Teorema fondamentale del calcolo
Se è continua, la funzione integrale è derivabile e ha derivata . Questa formula afferma che derivazione e integrazione sono operazioni inverse, sotto ipotesi adeguate. La variabile è muta: serve a non confondere l’estremo variabile con la variabile di integrazione.
Formula di Newton-Leibniz
Se è una primitiva di , l’integrale definito si calcola come differenza dei valori della primitiva agli estremi. Non basta trovare una funzione simile: bisogna verificare che sull’intervallo considerato.
10. Tecniche di integrazione
Integrali immediati principali
La formula delle potenze fallisce per , perché si dividerebbe per zero. Quel caso produce il logaritmo. Il valore assoluto in permette di includere intervalli negativi, dove è definita ma no.
Esponenziali e funzioni trigonometriche
Integrare significa invertire la derivata. L’esponenziale naturale resta invariato; l’esponenziale di base introduce il fattore perché la derivata di è . Per seno e coseno i segni vanno controllati derivando il risultato.
Integrazione per sostituzione
La sostituzione riconosce una funzione composta accompagnata dalla derivata della funzione interna. Il simbolo riassume il cambio di variabile. Negli integrali definiti, se si cambia variabile, bisogna cambiare anche gli estremi.
Sostituzione negli integrali definiti
Gli estremi diventano i valori della nuova variabile agli estremi originali. Questo evita di tornare alla variabile alla fine. La formula richiede regolarità sufficiente di e integrabilità della funzione composta.
Integrazione per parti
È la formula inversa della derivata del prodotto. Si sceglie una parte da derivare, , e una da integrare, . Una buona scelta semplifica il nuovo integrale; una scelta cattiva lo complica. Funziona spesso con prodotti tra polinomi, esponenziali, logaritmi e funzioni trigonometriche.
Parti negli integrali definiti
Il termine significa . Negli integrali definiti non compare una costante arbitraria, perché il risultato finale è un numero. La formula è utile anche per stimare integrali, non solo per calcolarli esattamente.
Decomposizione in fratti semplici
Per integrare una funzione razionale si divide prima se il grado del numeratore è maggiore o uguale a quello del denominatore. Poi si scompone la parte propria in termini elementari associati ai fattori reali del denominatore: lineari e quadratici irriducibili. Ogni pezzo ha primitive standard con logaritmi e arcotangenti.
Integrali con radicali quadratici
Queste forme suggeriscono sostituzioni trigonometriche o iperboliche. Per esempio semplifica , perché compare . La scelta corretta dipende dal segno tra i quadrati.
Sostituzione di Weierstrass
Questa sostituzione trasforma molte funzioni razionali di seno e coseno in funzioni razionali di . È potente ma può introdurre calcoli lunghi; va usata quando identità più semplici non bastano. Bisogna controllare l’intervallo, perché la tangente di non è definita ovunque.
11. Integrali impropri
Integrale improprio su intervallo illimitato
L’integrale fino a infinito è definito come limite di integrali su intervalli finiti. Converge se questo limite esiste finito. Non basta che : anche qui, come per le serie, la velocità di decadimento è decisiva.
Integrale improprio con singolarità
Questa formula tratta una singolarità in . Si esclude temporaneamente il punto problematico e poi si controlla il limite quando ci si riavvicina. Se la singolarità è interna, l’integrale va spezzato in due e devono convergere entrambi i pezzi.
Integrali di riferimento all’infinito
La soglia è la stessa delle serie -armoniche. All’infinito, è integrabile solo se decade più rapidamente di . Questo risultato è la scala principale per confrontare integrali impropri su intervalli illimitati.
Integrali di riferimento vicino a zero
Vicino a zero la soglia si inverte rispetto all’infinito. La funzione è troppo singolare se . Questo criterio serve per studiare integrali con denominatori che si annullano agli estremi o in punti interni.
Criterio del confronto per integrali impropri
Per funzioni non negative, una funzione dominata da una funzione integrabile è integrabile. Se invece e l’integrale di diverge, allora diverge anche quello di . La logica è la stessa del confronto tra serie.
Confronto asintotico per integrali
Se due funzioni positive sono asintoticamente equivalenti vicino al punto problematico, hanno lo stesso comportamento integrale in quel punto. Questo vale sia per singolarità finite sia per l’infinito. È uno dei metodi più rapidi per ridurre un integrale complicato a un modello noto.
Convergenza assoluta
La convergenza assoluta impedisce che il valore finito dell’integrale dipenda solo da cancellazioni tra aree positive e negative. È una condizione più robusta della convergenza semplice e viene spesso richiesta nelle applicazioni fisiche.
12. Serie di potenze e sviluppi in serie
Serie di potenze
Una serie di potenze è una serie di funzioni centrata in . Per ogni valore fissato di , diventa una serie numerica. Il problema principale è capire per quali converge.
Raggio di convergenza
Il raggio determina l’intervallo centrale di convergenza: la serie converge per e diverge per . Agli estremi il criterio non decide: bisogna studiare separatamente le serie numeriche ottenute.
Calcolo del raggio con il rapporto
Quando il limite esiste, questa formula è spesso più pratica della definizione con il limite superiore. Si applica ai coefficienti della serie, non all’intero termine . Dopo aver trovato , resta sempre il controllo degli estremi.
Derivazione termine a termine
Dentro l’intervallo di convergenza si può derivare una serie di potenze termine a termine. Il raggio di convergenza resta lo stesso. Questa proprietà rende le serie di potenze molto più regolari delle serie di funzioni generiche.
Integrazione termine a termine
Anche l’integrazione termine a termine è ammessa all’interno del raggio di convergenza. Questa formula permette di costruire sviluppi per logaritmi, arcotangenti e altre funzioni partendo da serie geometriche elementari.
Serie di Taylor
La serie di Taylor usa tutte le derivate della funzione in . Il simbolo qui indica lo sviluppo formale: non basta che la serie sia scritta, bisogna verificare che converga a nell’intervallo considerato. Alcune funzioni lisce hanno serie di Taylor che non le rappresenta fuori dal punto di sviluppo.
Serie notevoli
Queste serie convergono per ogni . L’esponenziale contiene tutte le potenze, il seno solo potenze dispari e il coseno solo potenze pari. I fattoriali al denominatore garantiscono una crescita dei denominatori abbastanza rapida da produrre convergenza globale.
Logaritmo e arcotangente
Gli intervalli indicano dove le serie rappresentano le funzioni con le consuete convenzioni sugli estremi. Per il logaritmo, è escluso perché non esiste; è ammesso e produce la serie armonica alternata. Per l’arcotangente, agli estremi si ottiene convergenza alternata.
13. Equazioni differenziali ordinarie elementari
Forma generale del primo ordine
Un’equazione differenziale collega una funzione incognita alle sue derivate. In Analisi I compare spesso come applicazione di derivate e integrali: crescita, decadimento, raffreddamento, carica di un condensatore, moto rettilineo e bilanci elementari.
Problema di Cauchy
L’equazione da sola descrive una famiglia di soluzioni. La condizione iniziale seleziona la soluzione che passa per il punto . Nei modelli ingegneristici questa condizione rappresenta lo stato iniziale del sistema.
Equazioni a variabili separabili
La separazione porta tutti i termini con da una parte e quelli con dall’altra. Poi si integra. Bisogna fare attenzione ai valori per cui : dividere per può eliminare soluzioni costanti.
Equazione lineare del primo ordine
È lineare perché e compaiono alla prima potenza e non sono moltiplicati tra loro. La funzione regola il termine proporzionale allo stato, mentre è un ingresso o forzante.
Fattore integrante
Il fattore integrante trasforma l’equazione lineare in una derivata di prodotto. Dopo la trasformazione basta integrare entrambi i membri. La costante della primitiva di può essere assorbita nella costante finale della soluzione.
Crescita e decadimento esponenziale
Se la velocità di variazione è proporzionale alla quantità presente, la soluzione è esponenziale. Se si ha crescita; se decadimento. La costante si determina con la condizione iniziale.
Equazione lineare del secondo ordine a coefficienti costanti
Questa equazione compare nei modelli di oscillazione, vibrazione e circuiti. Si cerca una soluzione del tipo , perché derivare un’esponenziale restituisce multipli della stessa esponenziale.
Equazione caratteristica
Sostituendo nell’equazione differenziale si ottiene un’equazione algebrica. Le radici determinano la forma della soluzione. Radici reali distinte, radice doppia e radici complesse coniugate producono tre famiglie diverse di soluzioni.
Soluzioni nei tre casi principali
Nel primo caso le due esponenziali sono indipendenti. Nel caso di radice doppia serve il fattore per ottenere una seconda soluzione indipendente. Nel caso complesso, la parte reale governa crescita o smorzamento, mentre governa l’oscillazione.
14. Schemi ricorrenti di risoluzione
Limite con forma
Prima si cerca una semplificazione algebrica o un equivalente notevole. Se la struttura è differenziale e le ipotesi sono verificate, si può usare de l’Hôpital. Se le funzioni sono sviluppabili, Taylor spesso è il metodo più pulito perché mostra l’ordine del primo termine non nullo.
Limite con radici
La razionalizzazione elimina una differenza di radici trasformandola in una differenza degli argomenti. È utile quando il numeratore tende a zero e la forma originale nasconde il fattore dominante.
Studio completo di una funzione
L’ordine non è casuale. Il dominio viene prima di tutto; poi si studiano zeri e segno; i limiti descrivono bordi e punti esclusi; la derivata prima dà monotonia ed estremi; la derivata seconda dà concavità e flessi; infine si ricompone il grafico verificando coerenza tra tutte le informazioni.
Scelta di un criterio per serie
Se il termine assomiglia a una potenza di , il confronto asintotico è naturale. Se contiene fattoriali o prodotti, conviene il rapporto. Se contiene potenze ennesime, conviene la radice. Se alterna segno con ampiezza decrescente, si considera Leibniz e poi si controlla la convergenza assoluta.
Scelta di una tecnica di integrazione
La tecnica non si sceglie a memoria, ma dalla forma dell’integrando. Una funzione composta con derivata interna suggerisce sostituzione; un prodotto con un fattore che si semplifica derivandolo suggerisce parti; una funzione razionale richiede divisione e decomposizione.
Controllo finale delle ipotesi
Ogni formula del formulario porta con sé condizioni di validità. Prima di applicare un teorema bisogna controllare dove la funzione è definita, se è continua o derivabile dove serve, se i termini sono non negativi quando il criterio lo richiede, e se gli estremi problematici sono stati trattati con limiti appropriati.