Autovalori, autovettori e diagonalizzazione: esercizi svolti

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    Un autovettore di una matrice A è un vettore che, trasformato, resta sulla propria direzione, scalato da un autovalore \lambda: Av=\lambda v. Trovare autovalori e autovettori permette di diagonalizzare la matrice, semplificando potenze, esponenziali e sistemi dinamici. Questa scheda allena l’intero procedimento.

    Equazione caratteristica: \;\det(A-\lambda I)=0.

    1. Polinomio caratteristico

    Esercizio. Trovare il polinomio caratteristico di A=\begin{pmatrix}2&1\\1&2\end{pmatrix}.

    \det(A-\lambda I)=\det\begin{pmatrix}2-\lambda&1\\1&2-\lambda\end{pmatrix}=(2-\lambda)^2-1=\lambda^2-4\lambda+3.

    Il polinomio caratteristico è di grado pari all’ordine della matrice. Le sue radici sono gli autovalori.

    2. Autovalori

    Esercizio. Trovare gli autovalori di A (punto 1).

    \lambda^2-4\lambda+3=(\lambda-1)(\lambda-3)=0\ \Rightarrow\ \lambda_1=1,\ \lambda_2=3.

    Due autovalori reali distinti. Nota: la loro somma (1+3=4) è la traccia di A, il loro prodotto (3) è il determinante: controllo rapido.

    3. Autovettori

    Esercizio. Trovare gli autovettori associati a \lambda_1=1 e \lambda_2=3 (punto 2).

    Per \lambda_1=1: risolvo (A-I)v=0, cioè \begin{pmatrix}1&1\\1&1\end{pmatrix}v=0\Rightarrow x+y=0. Autovettore (1,-1).

    Per \lambda_2=3: risolvo (A-3I)v=0, cioè \begin{pmatrix}-1&1\\1&-1\end{pmatrix}v=0\Rightarrow x=y. Autovettore (1,1).

    E_1=\langle(1,-1)\rangle,\qquad E_3=\langle(1,1)\rangle.

    Gli autovettori di autovalori distinti sono sempre indipendenti.

    4. Molteplicità algebrica e geometrica

    Esercizio. Per A=\begin{pmatrix}3&1\\0&3\end{pmatrix}, confrontare le molteplicità dell’autovalore.

    Algebrica: \det(A-\lambda I)=(3-\lambda)^2=0\Rightarrow\lambda=3 con molteplicità algebrica 2.

    Geometrica: (A-3I)=\begin{pmatrix}0&1\\0&0\end{pmatrix} ha rango 1, quindi \dim E_3=2-1=1.

    m_a=2,\qquad m_g=1.

    La molteplicità geometrica (1) è minore dell’algebrica (2): un solo autovettore indipendente. È il segnale che la matrice non è diagonalizzabile.

    5. Criterio di diagonalizzabilità

    Esercizio. Stabilire se le matrici dei punti 2 e 4 sono diagonalizzabili.

    Una matrice n\times n è diagonalizzabile se e solo se la somma delle molteplicità geometriche è n (equivalente: m_g=m_a per ogni autovalore).

    • Punto 2 (\lambda=1,3 distinti): due autovalori distinti, ciascuno m_g=1 → totale 2=ndiagonalizzabile.
    • Punto 4 (\lambda=3, m_g=1<m_a=2) → non diagonalizzabile.

    Autovalori tutti distinti ⇒ sempre diagonalizzabile. Autovalori ripetuti vanno verificati.

    6. Matrice diagonalizzante

    Esercizio. Diagonalizzare A=\begin{pmatrix}2&1\\1&2\end{pmatrix} (punti 2-3).

    Si costruisce P con gli autovettori in colonna e D diagonale con gli autovalori corrispondenti:

    P=\begin{pmatrix}1&1\\-1&1\end{pmatrix},\qquad D=\begin{pmatrix}1&0\\0&3\end{pmatrix},\qquad A=PDP^{-1}.

    L’ordine deve essere coerente: la colonna (1,-1) (autovalore 1) corrisponde al primo elemento di D. La diagonalizzazione rende banale il calcolo di A^n=PD^nP^{-1}.

    7. Potenza tramite diagonalizzazione

    Esercizio. Usare la diagonalizzazione per calcolare l’effetto di A^n sugli autospazi.

    Con A=PDP^{-1}:

    A^n=PD^nP^{-1},\qquad D^n=\begin{pmatrix}1^n&0\\0&3^n\end{pmatrix}=\begin{pmatrix}1&0\\0&3^n\end{pmatrix}.

    L’autospazio di \lambda=1 resta invariato (autovalore 1^n=1); quello di \lambda=3 si dilata di 3^n. Per n grande la dinamica è dominata dall’autovalore di modulo maggiore: è il principio dietro i metodi delle potenze e la stabilità dei sistemi.

    8. Autovalore ripetuto ma matrice diagonalizzabile

    Esercizio. Stabilire se

    B=\begin{pmatrix} 2&0&0\\ 0&2&0\\ 0&0&5 \end{pmatrix}

    è diagonalizzabile.

    Gli autovalori sono leggibili dalla diagonale, perché B è triangolare:

    \lambda=2\quad(m_a=2),\qquad \lambda=5\quad(m_a=1).

    Per \lambda=2:

    B-2I=\begin{pmatrix} 0&0&0\\ 0&0&0\\ 0&0&3 \end{pmatrix} \quad\Rightarrow\quad z=0,

    quindi

    E_2=\{(x,y,0):x,y\in\mathbb R\}=\langle(1,0,0),(0,1,0)\rangle,

    con \dim E_2=2=m_a(2). Per \lambda=5 si ottiene E_5=\langle(0,0,1)\rangle, dunque \dim E_5=1=m_a(5).

    La somma delle dimensioni degli autospazi è 2+1=3: la matrice è diagonalizzabile. Un autovalore ripetuto non impedisce la diagonalizzazione; la impedisce solo una carenza di autovettori indipendenti.

    9. Matrice simmetrica e diagonalizzazione ortogonale

    Esercizio. Diagonalizzare ortogonalmente

    C=\begin{pmatrix}4&1\\1&4\end{pmatrix}.

    Il polinomio caratteristico è

    \det(C-\lambda I)=(4-\lambda)^2-1=(\lambda-3)(\lambda-5),

    quindi gli autovalori sono 3 e 5. Gli autovettori associati sono:

    \lambda=3:\ (1,-1),\qquad \lambda=5:\ (1,1).

    Sono ortogonali, perché

    (1,-1)\cdot(1,1)=1-1=0.

    Normalizzandoli:

    q_1=\dfrac{1}{\sqrt2}(1,-1),\qquad q_2=\dfrac{1}{\sqrt2}(1,1),

    si costruisce

    Q=\dfrac{1}{\sqrt2}\begin{pmatrix}1&1\\-1&1\end{pmatrix},\qquad D=\begin{pmatrix}3&0\\0&5\end{pmatrix},

    e vale

    C=QDQ^T.

    Per matrici reali simmetriche gli autospazi relativi ad autovalori distinti sono ortogonali: è il caso più stabile numericamente nelle applicazioni.

    10. Autovalori complessi di una matrice reale

    Esercizio. Studiare gli autovalori di

    R=\begin{pmatrix}0&-1\\1&0\end{pmatrix}.

    Il polinomio caratteristico è

    \det(R-\lambda I)=\det\begin{pmatrix}-\lambda&-1\\1&-\lambda\end{pmatrix} =\lambda^2+1.

    Quindi

    \lambda^2+1=0\quad\Rightarrow\quad \lambda=\pm i.

    Su \mathbb R la matrice non ha autovalori reali e non ammette autovettori reali. Su \mathbb C, invece, è diagonalizzabile perché ha due autovalori distinti. Per \lambda=i:

    \begin{pmatrix}-i&-1\\1&-i\end{pmatrix} \begin{pmatrix}x\\y\end{pmatrix}=0 \quad\Rightarrow\quad y=-ix,

    per esempio v=(1,-i). Per \lambda=-i si ottiene v=(1,i).

    Operativamente, R rappresenta una rotazione di 90^\circ: non conserva alcuna direzione reale, ma diventa diagonalizzabile se si ammettono direzioni complesse.

    Errori comuni

    • Cercare autovettori dimenticando v\ne0. Il vettore nullo soddisfa Av=\lambda v per ogni \lambda ma non è un autovettore: si cercano soluzioni non nulle.
    • Confondere molteplicità algebrica e geometrica. L’algebrica è la molteplicità come radice; la geometrica è \dim dell’autospazio. Vale sempre m_g\le m_a.
    • Diagonalizzare matrici con m_g<m_a. Se per qualche autovalore m_g<m_a, la matrice non è diagonalizzabile (serve la forma di Jordan).
    • Sbagliare l’ordine in P e D. Le colonne di P e gli elementi di D devono corrispondere allo stesso autovalore, nello stesso ordine.
    • Dire “autovalore ripetuto quindi non diagonalizzabile”. È falso: conta la molteplicità geometrica. La matrice diagonale del punto 8 ha un autovalore ripetuto ed è diagonalizzabile.
    • Non specificare il campo. Una matrice può non essere diagonalizzabile su \mathbb R ma esserlo su \mathbb C, come la rotazione del punto 10.

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