EDR (Endpoint Detection and Response)

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    Un EDR (Endpoint Detection and Response) è una soluzione di sicurezza endpoint che supera i limiti dell’antivirus tradizionale basato su firma, raccogliendo telemetria comportamentale continua dal sistema operativo — chiamate di sistema, creazione di processi, connessioni di rete, accesso a file, modifiche al registro — e correlando questi eventi per rilevare attività anomale, incluse tecniche avanzate come living-off-the-land, fileless malware e movimenti laterali. Il termine fu coniato da Anton Chuvakin di Gartner nel 2013.

    Differenza rispetto all’antivirus tradizionale

    Un antivirus tradizionale lavora principalmente con firme statiche: confronta i file sul disco con un database di hash e pattern di malware noti. È efficace contro malware conosciuto, ma cieco di fronte a varianti nuove, codice offuscato o attacchi che non scrivono file su disco.

    Un EDR agisce a un livello più profondo:

    AntivirusEDR
    ParadigmaFirma staticaComportamento dinamico
    VisibilitàFile su discoProcessi, syscall, rete, registro
    Rilevamento zero-dayLimitatoSì (anomaly detection)
    ForensicaNoSì (timeline, process tree)
    RispostaQuarantena fileIsolamento host, kill process, remediation
    Retention datiNoSì (giorni/settimane di telemetria)

    Architettura

    Un agente EDR è installato su ogni endpoint (Windows, macOS, Linux) con privilegi di sistema. Intercetta eventi a livello kernel tramite:

    • Kernel callbacks (Windows): notifiche su creazione di processi, caricamento di immagini, accesso a oggetti
    • ETW (Event Tracing for Windows): framework di telemetria del kernel
    • eBPF (Linux): probes nel kernel per osservare syscall e eventi di rete senza modificare il kernel

    La telemetria viene inviata a una piattaforma cloud dove algoritmi di machine learning e regole di correlazione analizzano i pattern, generano detection e alimentano un grafo di attività che permette la ricostruzione forense completa di un incidente.

    Capacità di risposta

    La componente Response dell’EDR non è solo rilevamento passivo: permette agli analisti di intervenire direttamente sull’endpoint compromesso:

    • Isolamento di rete: disconnettere l’host da tutta la rete (tranne il canale C2 dell’EDR) per contenere la propagazione
    • Kill process: terminare processi malevoli in esecuzione
    • Rimozione file: eliminare artefatti malevoli
    • Live response shell: sessione interattiva sull’endpoint per investigazione forense in tempo reale
    • Memory dump: acquisire la RAM per analisi forense

    Evasione degli EDR

    Gli attori avanzati (APT) sviluppano tecniche specifiche per aggirare gli EDR:

    Kernel driver exploit: caricare un driver del kernel vulnerabile e firmato per disabilitare l’agente EDR dal kernel (BYOVD — Bring Your Own Vulnerable Driver). Usato da Lazarus Group e altri.

    Direct syscalls: bypassare le API userspace hookkate dall’EDR chiamando direttamente le syscall del kernel tramite istruzioni assembly, evitando il codice di intercettazione iniettato dall’agente.

    EDR unhooking: ripristinare le funzioni NTDLL originali sovrascrivendole con una copia pulita caricata dal disco, rimuovendo gli hook dell’EDR in userspace.

    Process tampering: sfruttare tecniche come process hollowing o process doppelgänging per eseguire codice in processi legittimi senza passare per i punti di intercettazione normali.

    XDR: l’evoluzione

    XDR (Extended Detection and Response) estende l’EDR correlando la telemetria di endpoint, rete, cloud, email e identità in un’unica piattaforma analitica. Permette di rilevare attacchi multi-vettore che attraversano più domini — es. un’email di phishing che porta a una compromissione endpoint che genera movimento laterale in rete — che i silos separati non riuscirebbero a correlare.

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