Il grado di iperstaticità (indicato spesso con o ) è un parametro fondamentale nello studio della statica delle strutture. Quantifica il numero di equazioni vincolari sovrabbondanti rispetto ai gradi di libertà cinematici del sistema.
Per un sistema piano costituito da tratti rigidi (aste o corpi) e caratterizzato da gradi di vincolo complessivi (esterni e interni), la condizione necessaria per valutare la labilità e l’iperstaticità è fornita dall’equazione simbolica:
A partire da questa relazione, una struttura si definisce:
- Labile (, ): la struttura non è completamente vincolata e ammette moti rigidi (o infinitesimi se è mal vincolata). Non può sopportare carichi arbitrari.
- Isostatica (, ): i vincoli sono strettamente sufficienti ad impedire ogni moto rigido. Le reazioni vincolari e le sollecitazioni interne possono essere calcolate unicamente attraverso le equazioni cardinali della statica, indipendentemente dalle deformazioni elastiche della struttura.
- Iperstatica (, ): la struttura possiede vincoli in eccesso. Le sole equazioni di equilibrio statico non sono sufficienti per determinare le reazioni vincolari; per risolvere il sistema (trovare le incognite iperstatiche) è indispensabile studiare la cinematica (le deformazioni, congruenza) applicando metodi quali il Principio dei Lavori Virtuali o il Metodo degli Spostamenti.
Le strutture iperstatiche dominano l’ingegneria civile perché garantiscono maggiore rigidezza, una migliore ridistribuzione degli sforzi e sicurezza contro crolli locali (ridondanza strutturale), oltre a minimizzare i momenti flettenti massimi in campata.