L’ossimetria, nella sua forma più diffusa come pulsossimetria, è la misura non invasiva della saturazione di ossigeno del sangue arterioso (SpO_2), cioè la percentuale di emoglobina legata all’ossigeno. È uno dei parametri vitali più monitorati, grazie a un dispositivo semplice applicato al dito o al lobo dell’orecchio.
Il principio è ottico, basato sulla legge di Lambert-Beer e sul diverso assorbimento della luce da parte delle due forme di emoglobina:
| Forma | Assorbe di più |
|---|---|
| Ossiemoglobina (\text{HbO}_2) | luce infrarossa (~940 nm) |
| Deossiemoglobina (Hb) | luce rossa (~660 nm) |
Il sensore emette luce rossa e infrarossa attraverso il tessuto e un fotodiodo misura la quantità trasmessa. Il rapporto tra gli assorbimenti alle due lunghezze d’onda dipende dalla proporzione delle due forme di emoglobina, quindi dalla saturazione.
L’intuizione chiave della pulsossimetria è isolare il sangue arterioso: la componente del segnale che pulsa al ritmo cardiaco proviene dal sangue arterioso che affluisce a ogni battito, mentre la componente costante deriva da tessuti, ossa e sangue venoso. Analizzando solo la parte pulsatile del segnale ottico si misura la saturazione arteriosa, indipendentemente dallo spessore del dito e dalla pigmentazione.
La pulsossimetria fornisce anche la frequenza cardiaca dalla periodicità del segnale pulsatile. È un esempio elegante di come un principio fisico semplice (assorbimento differenziale della luce) combinato con un’astuzia di elaborazione del segnale (separare pulsatile e costante) realizzi una misura clinica preziosa in modo totalmente non invasivo.