Il defibrillatore è un dispositivo medico che eroga una scarica elettrica controllata al cuore per interrompere un’aritmia letale — in particolare la fibrillazione ventricolare, in cui il muscolo cardiaco si contrae in modo caotico e disorganizzato senza pompare sangue. La scarica depolarizza simultaneamente tutte le cellule cardiache, “azzerando” l’attività elettrica caotica e permettendo al pacemaker naturale del cuore di riprendere un ritmo coordinato.
Il principio è la defibrillazione di massa critica: occorre depolarizzare contemporaneamente una frazione sufficiente di cellule perché il fronte d’onda caotico si estingua. L’energia erogata, misurata in joule, deve superare una soglia ma restare sotto livelli dannosi:
dove C è la capacità del condensatore di accumulo e V la tensione di carica. Il dispositivo carica un condensatore ad alta tensione (centinaia di volt) e lo scarica attraverso il torace in pochi millisecondi, secondo una forma d’onda controllata (oggi tipicamente bifasica, più efficace e meno energivora di quella monofasica).
| Tipo | Caratteristica |
|---|---|
| Manuale | usato in ospedale, energia regolata dall’operatore |
| DAE (semiautomatico) | analizza il ritmo e guida il soccorritore laico |
| Impiantabile (ICD) | sottocutaneo, monitora e interviene automaticamente |
Il defibrillatore impiantabile (ICD) combina le funzioni di monitoraggio continuo, stimolazione (come un pacemaker) e scarica di emergenza: riconosce l’aritmia pericolosa ed eroga automaticamente la terapia. È un esempio di dispositivo attivo impiantabile che integra sensing, elaborazione e attuazione elettrica ad alta energia in un sistema autonomo e affidabile.