Biomateriale

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    Un biomateriale è un materiale concepito per essere a contatto con tessuti e fluidi biologici, in modo da svolgere, integrare o sostituire una funzione del corpo. A differenza dei materiali industriali comuni, un biomateriale deve soddisfare requisiti aggiuntivi e stringenti di biocompatibilità: non deve essere tossico, immunogenico, trombogenico o cancerogeno, e deve mantenere le proprietà nel tempo nell’ambiente aggressivo dell’organismo.

    I biomateriali si classificano per natura chimica e per comportamento nell’interazione coi tessuti:

    ClasseEsempiApplicazioni
    Metallititanio, leghe Co-Cr, acciaio 316Lprotesi ortopediche, stent, viti
    Ceramiciallumina, zirconia, idrossiapatitesuperfici articolari, rivestimenti ossei
    PolimeriUHMWPE, PTFE, silicone, PLAinserti, cateteri, suture riassorbibili
    Compositifibra di carbonio, polimeri rinforzatidispositivi strutturali leggeri

    Una distinzione fondamentale riguarda l’interazione con l’organismo:

    • materiali bioinerti (titanio, allumina): minimizzano la reazione, l’organismo li tollera isolandoli;
    • materiali bioattivi (idrossiapatite, vetri bioattivi): favoriscono un legame diretto col tessuto osseo;
    • materiali bioriassorbibili (acido polilattico): si degradano nel tempo, sostituiti dal tessuto naturale.

    La selezione di un biomateriale bilancia proprietà meccaniche (resistenza, rigidezza, fatica), chimiche (resistenza alla corrosione nell’ambiente fisiologico) e biologiche (risposta dei tessuti). Un problema ricorrente negli impianti ortopedici metallici è lo stress shielding: il metallo, molto più rigido dell’osso, ne scarica le sollecitazioni, causando indebolimento osseo. Per questo si studiano leghe e strutture porose che avvicinino la rigidezza dell’impianto a quella dell’osso.

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