Il consumo specifico misura il combustibile consumato per unità di prestazione prodotta. È una grandezza di confronto tra motori, ma va sempre letta insieme a quota, velocità, regime, installazione e definizione usata.
Per motori a getto si usa spesso:
oppure, in termini di massa:
dove \dot m_f è la portata massica di combustibile e T la spinta. Questa grandezza è detta TSFC (Thrust Specific Fuel Consumption). In unità SI può essere espressa come:
ma in schede aeronautiche compaiono spesso unità pratiche diverse, come \mathrm{lb/(lbf\,h)}.
Per motori a elica o a pistoni si può usare un consumo specifico rispetto alla potenza:
In termini di massa si parla spesso di BSFC (Brake Specific Fuel Consumption) o consumo specifico al freno:
dove P_b è la potenza utile all’albero. Un valore comune in ingegneria motoristica è espresso in \mathrm{g/(kWh)}.
Un consumo specifico più basso migliora autonomia e raggio, ma non basta da solo a definire la bontà di un propulsore. Un motore può avere basso consumo specifico in crociera e prestazioni peggiori in salita, decollo o fuori dal punto di progetto. Nei velivoli entrano anche massa del motore, rapporto spinta-peso, efficienza propulsiva, quota e Mach.
Nelle formule di autonomia, come l’equazione di Breguet, il consumo specifico entra insieme a efficienza aerodinamica, velocità e rapporto tra peso iniziale e finale. Per questo ridurre il consumo specifico è importante, ma non sostituisce il progetto integrato di cellula, missione e propulsione.
Le unità devono essere controllate con attenzione. Alcune definizioni usano peso di combustibile \dot W_f, altre massa \dot m_f; alcune sono riferite alla spinta, altre alla potenza; alcune usano ore, altre secondi. Confrontare valori senza conversione può portare a errori di ordini di grandezza.
Vedi anche: propulsione aeronautica, impulso specifico, efficienza propulsiva.