Tendine

Con il termine tendine ci si riferisce a quella struttura formata da insiemi di fibre (che permettono ai muscoli di fissare le proprie estremità ad un osso o alla pelle consentendo all’apparato contrattile di svolgere le sue funzioni) che ha il compito di “reggere” e “governare” l’energia cinetica espressa dalle strutture contrattili, i muscoli, e trasmetterla ad altre strutture come i tessuti sottocutanei o le ossa; dal greco τένων (ténōn → tendine), derivato da (teinein → allungare), attraverso il latino tendo (o tendinem), dal verbo tendĕre (→ tendere), assieme a -πάϑεια (pátheīa → sofferenza), derivato dal verbo πάσχω (páscho → soffrire).

La natura connettivale fibrosa dei tendini permette di considerarli come tessuti molli non contrattili, caratterizzati dalla presenza di collagene: sono strutture specializzate nel resistere alle forze di trazione e in particolar modo alla tensione generate dall’azione muscolare.

L’organizzazione del tessuto è determinata da questa funzione: le fibrille connettivali si dispongono parallelamente tra loro, lungo i vettori muscolari, per aumentare la resistenza ai carichi di tensione; una disposizione casuale delle fibre ridurrebbe notevolmente la capacità resistiva.

Oltre al collagene, seppur in minor quantità, nei tendini è presente l’elastina, una fibra proteica dotata di flessibilità ed adattabilità, che permette ai tendini di avere una notevole capacità di deformazione in rapporto allo sforzo applicato, cioè alla tensione: quando un muscolo viene contratto, una gran parte dell’energia cinetica subisce una trasformazione in energia elastica di tensione che si ripartisce nei tendini e, per loro tramite, alle entesi che impingono nell’osso, per trasferire l’energia all’interno delle catene cinematiche, permettendo l’attuazione del movimento o la realizzazione di una postura; infatti interconnettono, senza soluzione di continuità, le guaine connettivali dei fasci muscolari, con le fibre del periostio e della matrice ossea.

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